L’ ennesima Risoluzione ONU contro Israele e il suo valore giuridico e legale.

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Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha votato il 23 dicembre 2016 una risoluzione (UNSC 2334) dichiarando illegali tutte le misure in termini di pianificazione territoriale, urbanistica, di insediamento o di sviluppo economico presi da Israele nei territori di cui ha preso il controllo dopo la guerra dei sei giorni. Questa risoluzione, che vale in particolare per tutti i quartieri di Gerusalemme che si trovano oltre la linea di demarcazione in vigore fino al 4 giugno 1967 – “Gerusalemme Est”, vale a dire i due terzi di questa città – è stata adottata da quattordici membri del Consiglio di Sicurezza su quindici. Il quindicesimo membro del Consiglio, gli Stati Uniti si sono astenuti. Quando risoluzioni simili erano stati presentati in passato, gli Stati Uniti si erano opposti con il veto, annullando completamente l’approccio. Questa volta, la risoluzione è valida.

C’è modo di pensare che l’amministrazione Donald John Trump, che succederà all’amministrazione di Barack Hussein Obama il 20 gennaio 2017, prenderà misure per impedire l’attuazione della risoluzione del Consiglio di sicurezza 2334 o imporre la sua abrogazione. Se questo fosse il caso, il modo più semplice per farlo è quello di sfidare non solo l’idoneità o la legalità di questa risoluzione – che, tra l’altro, vìola e svuota del suo senso una precedente risoluzione su cui pretende di appoggiarsi, la risoluzione del Consiglio di sicurezza 242 del 22 novembre 1967 – o l’attuale funzionamento delle Nazioni Unite (ONU), sempre più aberrante a riguardo della sua Carta, ma la legittimità di ogni azione che contestano la legittimità della presenza ebraica in Cisgiordania e a “Gerusalemme est”.

La risoluzione del Consiglio di sicurezza 2334, come la maggior parte altre dichiarazioni o risoluzioni delle Nazioni Unite o di altre sedi internazionali che affermano di porre fine “all’occupazione israeliana” in Cisgiordania e a “Gerusalemme Est” e di difendere “i diritti del popolo palestinese”, afferma in modo assiomatico che Israele è in questo caso l’occupante militare di questi territori che sono a lui sono stranieri e su cui non ha nessun diritto. Ora questa affermazione è falsa.

Infatti, secondo il diritto internazionale, la Cisgiordania e “Gerusalemme est” appartengono ancora, 23 dicembre 2016, alla Palestina, come è stata creata da una dichiarazione delle grandi potenze, adottata in occasione della Conferenza di San Remo, il  25 Aprile 1920, e da un mandato della Società delle Nazioni (SDN) adottata il 24 luglio 1922. Questa Palestina è esplicitamente descritta in questi documenti come il “focolare nazionale del popolo ebraico”. E lo Stato di Israele dal 1948 è l’unico successore legale. Qualunque siano poi i secondi fini strategici o politici degli inglesi, delle altre grandi potenze e dei membri della Società delle Nazioni (SDN), quale sia stato,  in seguito, il loro atteggiamento, la loro creazione sotto egida di una Palestina/Focolare nazionale ebraico, e quindi, a termine di uno stato di Israele, è pienamente valida ai sensi del diritto internazionale pubblico, e quindi irreversibile. Ciò è dovuto per tre ragioni. In primo luogo, la Gran Bretagna e le potenze alleate esercitavano un’autorità legittima e assoluta sulla Palestina quando presero tali decisioni. Per diritto di conquista, che è di per sé è sufficiente, e da trattato: la Turchia ha rinunciato a questo territorio tre volte: nell’ armistizio firmato nel 1918, nel trattato di Sevres 1920, e, infine, nel trattato di Losanna del 1923, che sostituisce il precedente. Mentre il testo di Losanna è stato formalmente firmato nel luglio 1923, dopo la promulgazione del mandato; il governo turco dichiarò nel 1922 che contestava il trattato di Sevres solo a proposito dell’ Anatolia, accettando invece le sue disposizioni su altri territori che erano parte fino al 1914 dell’impero ottomano, a partire dal Levante.305

Quindi la potenza o un gruppo di potenze che controllano legittimamente un territorio e ne dispone della sua volontà. Questo principio non è soggetto ad alcuna restrizione né prima né durante la prima guerra mondiale. Dal Trattato di Versailles del 1919, la sua attuazione è temperata da un altro principio di autodeterminazione dei popoli. Ma esso resta in vigore per l’essenziale: l’autodeterminazione è ritenuta a priori auspicabile ma non ha mai avuto un carattere vincolante né obbligatorio, e può anche essere rifiutato (questo sarà il caso dell’Austria di lingua tedesca, per cui il trattato di Versailles bandito nel 1919, per unirsi alla Germania). La Gran Bretagna, le potenze alleate e la Società delle Nazioni sono legalmente in grado di creare qualsiasi entità nei territori in cui la Turchia si è dismessa e assegnarla a qualsiasi signore o gruppo umano. Ed è quello che hanno fatto, attraverso la definizione di diversi paesi arabi (Siria e Libano, Iraq, Transgiordania) e uno Stato ebraico (Palestina); l’installazione a capo di alcuni di questi stati sovrani (Faisal in Iraq, Abdullah in Transgiordania) oppure riservando altro implicitamente o esplicitamente, ad una particolare comunità etno-religiose (cristiani in Libano, drusi e alawiti in parti della Siria, gli ebrei in Palestina); rinunciando a creare uno stato armeno in Anatolia orientale, o di uno stato curdo ai confini dell’Anatolia e della Mesopotamia; costringendo arbitrariamente diversi gruppi etnici e le comunità a vivere nello stesso stato in Iraq.

Infine, una potenza o gruppo di potenze possono avere un territorio in due modi: negandole ogni personalità, attraverso annessione o stato di dipendenza completa; o con la concessione. Nel primo caso, si può imporre successivamente, e quasi all’infinito, ogni tipo di statuto. Nel secondo, non può tornare allo stato originariamente concesso. I territori non europei conquistati dagli alleati della prima guerra mondiale rientrano tutti in quest’ultima categoria: le colonie e le dipendenze tedesche africane e del Pacifico e i possedimenti levantini, in Mesopotamia dell’ Impero arabo ottomano. Sono stati tutti costruiti da ” territori mandatari” ad avere una propria caratteristica e aspiranti all’indipendenza in base al loro “livello di sviluppo”. Un mandato è uno strumento con cui una persona (il mandante) incarica un altro (il mandatario) per eseguire un’azione. Per estensione, può anche essere uno strumento per cui un adulto, tutore legale di un minore, incarica un altro adulto per eseguire un’azione a beneficio del suo pupillo. Questa è esattamente la situazione descritta dalla Carta della Società Delle Nazioni quando si creano “territori mandatari” ai sensi del Trattato di Versailles. Articolo XXII della Carta afferma: “Nelle colonie e territori che a causa della guerra, non sono più sotto la sovranità degli Stati che hanno governato in passato e le cui popolazioni non sono ancora in grado di governarsi -applicheremo il principio secondo il quale il benessere e lo sviluppo di quelle civiltà è una missione civilizzatrice sacra … il modo migliore per compiere questa missione sarà di affidare la tutela di queste popolazioni alle nazioni più avanzate … “poi distingue i territori mandatari che potrebbero accedere rapidamente a un’esistenza indipendente (e saranno qualificati in seguito “Mandati di classe A”), altri in cui esso può essere raggiunto solo in un futuro più lontano ( “classe B “) e alcuni, infine, che per qualsiasi altra ragione, tra cui la mancanza di una popolazione sostanziale, può essere somministrato in pratica come parte integrante del territorio della potenza obbligatoria (” classe C ” ).

La Palestina, come tutti i territori ottomani in precedenza, fa parte della classe A. Lo stesso testo del mandato non lascia alcuna ambiguità sulla popolazione per i quali la tutela è organizzato in termini politici e deve quindi in ultima analisi, deve disporre di uno stato indipendente: è esclusivamente il popolo ebraico (articoli II, IV, VI, VII, XI, XXII, XXIII), anche se i diritti civili delle altre popolazioni o comunità, arabe per la maggior parte, sono espressamente garantiti .   Questa decisione non ha nulla di arbitrario o ingiusto, nella misura in cui gli altri mandati sono stabiliti allo stesso tempo a favore degli arabi dal Levante e della Mesopotamia, su territori più ampi. Ma anche se fosse arbitraria o ingiusta, o se la popolazione non ebraica non è stata consultata o non gli è stato permesso di esercitare il diritto all’autodeterminazione, sarebbe ancora perfettamente legale. Come la Corte internazionale di giustizia ha richiamato costantemente, in seguito, circa cinquant’anni dopo, nel 1975, a proposito del Sahara occidentale, dove la Spagna intendeva rinunciare alla sovranità a favore del Marocco e della Mauritania, senza consultare la popolazione locale: “la validità del principio di autodeterminazione, definito come la necessità da tener conto della volontà liberamente espressa dai popoli, non è influenzata dal fatto che in alcun caso l’autorità internazionale si è esonerata di organizzare una consultazione degli abitanti di un determinato territorio. Queste decisioni sono basate sia sulla considerazione che la popolazione in questione non costituiva un popolo ‘con il diritto all’autodeterminazione o sulla convinzione che una consultazione non era necessaria a causa di alcune circostanze “.

Una volta che la Palestina con una personalità in diritto pubblico internazionale è stabilita come un focolare nazionale ebraico, nessuno, né il potere coloniale britannico, né le potenze in generale e, in particolare, né le Nazioni Unite come erede e successore della Società delle Nazioni dal 1945, non può spogliarla di queste caratteristiche. Questa è un’applicazione del più antico e più fondamentale principio di diritto internazionale pubblico: i trattati assolutamente e irrevocabilmente legano gli Stati a concluderli, e hanno la precedenza sulle loro leggi nazionali. O come il latino adagio pacta sunt servanda ( “E ‘la natura del Trattato di essere pienamente eseguito”). E ‘anche la conseguenza dell’articolo 80 della Carta delle Nazioni Unite, in cui si afferma che le disposizioni relative al paese sotto la supervisione internazionale non possono essere cambiate. Solo il destinatario dell’Ordine – il popolo ebraico – può liberamente e volontariamente rinunciare a ciò che gli è stato concesso. (Va notato, per inciso, che la legittimità ontologica di trattati e la creazione di decisioni sovrane degli Stati membri o il fissaggio delle loro frontiere, senza alcuna considerazione logica o etico si applica a tutte le entità del diritto internazionale. La maggior parte degli stati dell’Europa centrale e Balcani sono stati creati in modo arbitrario e non senza varie ingiustizie da parte del trattato di Versailles del 1919, poi cambiato non meno arbitrariamente e in virtù di una giustizia non meno relativa, dai vincitori del 1945, praticamente tutti gli attuali stati del Vicino e Medio Oriente, Asia del Sud, Sud-Est asiatico, Africa e Oceania sono stati arbitrariamente e ingiustamente spesso modellati dalle potenze occidentali nel sistema coloniale che ha prevalso fino agli anni 1940-1970. Tuttavia, l’esistenza di questi stati e la permanenza di questi confini si svolgono inviolabile.)

swu-landIn effetti, la politica realmente condotta dagli inglesi in Palestina nel 1923 e fino al 1947 sembra essere stata destinata a portare gli organi rappresentativi del popolo ebraico in generale, a cominciare con l’Organizzazione Sionista Mondiale e il popolo ebraico palestinese in particolare, a rinunciare volontariamente ai loro diritti in Palestina. E ha riscosso notevole successo: questi corpi hanno accettato o tollerato successivamente amputazione della Transgiordania orientale e la Palestina nel 1923, varie restrizioni all’immigrazione ebraica, i progetti di “partizione” della Palestina orientale, tra il Mediterraneo e il Giordano – il Piano Peel 1937, il Plan 1938 Woodhead – l’indipendenza della Transgiordania nel 1946. senza l’iniquo Libro bianco del 1939, che non pretendeva più di sviluppare il Mandato con la collaborazione più o meno forzata e vincolata degli ebrei, ma per abolirla, gli ebrei palestinesi non avrebbero probabilmente commesso dal 1939 per alcuni, e dal 1945 per altri , un’azione politica e militare per la trasformazione della Palestina mandataria in stato ebraico sovrano .   Questa azione politica e militare porta la Gran Bretagna a rinunciare il 2 aprile 1947 al mandato sulla Palestina. Il 29 NOVEMBRE 1947, gli organi di rappresentanza ebraici accettano un piano di spartizione della Palestina occidentale in tre entità – lo Stato ebraico, arabo e zona internazionale provvisoria (separatus corpo) Gerusalemme – elaborata da una commissione delle Nazioni Unite, e ratificata da l’Assemblea generale della stessa organizzazione. Se i rappresentanti arabi di Palestina e gli organismi rappresentativi dei paesi della Lega araba avessero dato il loro accordo, i diritti degli ebrei su tutto il territorio della Palestina, come era stato affermato dagli atti internazionali di 1920 e il 1922 , sarebbe stato infine limitato al solo stato ebraico e quindi ben definito e in misura minore in Gerusalemme.

Ma né le istanze palestinesi né arabe dei paesi della Lega araba hanno accettato il piano delle Nazioni Unite. Ora il diritto pubblico internazionale prevede una situazione del genere: la natura di un trattato deve essere eseguito, un trattato che non è, in seguito al ritiro o il fallimento di una delle parti in causa, è reputato nullo e vuoto, e la situazione giuridica anteriore, lo status quo ante, viene rinnovata. Come osservato in un telegramma al Ministero degli Esteri di un diplomatico francese a Gerusalemme durante la guerra 1947-1948, le disposizioni del 1923 del Mandato tornano quindi “la legge del paese”. Esse “si adempiono” immediatamente in Israele, e sia nel territorio assegnato agli ebrei dal piano di spartizione del 1947 nelle aree conquistate nel 1948 su quello che sarebbe stato stabilito come Stato arabo o zona internazionale di Gerusalemme come il nuovo stato è stabilito per il bene e nell’interesse del popolo ebraico sotto il mandato, tra cui l’immigrazione. Rimangono in vigore, anche se “incompiute” e sospese sine die, nelle zone che passano sotto il controllo degli Stati Arabi: la maggior parte della Cisgiordania e zone settentrionali, est e sud di Gerusalemme, occupate dalla Transgiordania (che prendono questa occasione il nuovo nome dei giordani); e Gaza, occupata dall’ Egitto.

Nel 1949, Israele ha firmato il cessate il fuoco con tutti i suoi vicini. Tali accordi dovevano essere seguiti da trattati di pace. Ma il sovrano arabo più disposto a un tale sviluppo, il re Abdullah di Giordania venne assassinato nel 1951. I suoi successori – il figlio Talal e il Consiglio di Reggenza che ha preso il potere nel 1952 – interrompono i negoziati. In Egitto, il regime fascista, introdotto da Gamal Abd-el-Nasser nel 1953, rifiuta qualsiasi normalizzazione con Israele. Altri paesi arabi si irrigidisco a loro volta. Fu solo nel 1979, trent’anni dopo il cessate il fuoco di Rodi, dieci anni dopo la morte di Nasser, e dopo diversi grandi guerre, un primo trattato di pace arabo-israeliano sarà finalmente firmato a Washington: tra Israele ed Egitto. Un secondo trattato con la Giordania sarà firmato nel 1994, quarantacinque anni dopo Rodi.

palestina-47-48 La logica del 1947 si applica al 1949. Se dei trattati di pace avessero confermato il cessate il fuoco, a partire dal 1950, e trasformato le linee di armistizio (la “linea verde”) a confine internazionale, le disposizioni di cui mandato del 1923, rianimate a causa della mancata attuazione del piano di spartizione, sui sarebbero sicuramente estinte nel West Bank, il settore giordano di Gerusalemme e Gaza; Israele non avrebbe potuto più esercitare alcuna pretesa su questi territori. Ma in assenza di un trattato di pace, lo stato ebraico conserva le sue prerogative. Quello che rivela bruscamente la guerra dei sei giorni, che, nel 1967, gli consegna i tre territori contestati, le alture siriane del Golan e il Sinai egiziano, rispettando nella pratica e in sostanza agli obblighi di un “potere occupante “, come definito dalle convenzioni di Ginevra, gli israeliani ricordano che sono titolari di diritti di primo piano in tutta la ex Palestina Mandataria. Essi consentono di riunire Gerusalemme sotto la loro autorità, ma anche di “attuare” gli insediamenti civili israeliani in Cisgiordania e a Gaza. Sotto un regime di occupazione militare semplice, questo potrebbe costituire una violazione della Quarta Convenzione di Ginevra. Data la natura giuridica originaria della Palestina, è piuttosto un atto legittimo. Mentre può essere considerato politicamente e geo-politicamente, di essere “inopportuno”.

Molti giuristi di rilievo sono d’accordo con questa analisi: tra cui l’American Eugene Rostow, ex decano della Yale Law School, e l’ex vice segretario di Stato sotto l’amministrazione Johnson, e l’australiano Julius Stone, uno dei massimi esperti di diritto internazionale del XX secolo. Questo porta i paesi in cui la legge stessa ha un ruolo nel dibattito politico, compresi gli Stati Uniti, a riconoscere esplicitamente i diritti delle persone eminenti del popolo ebraico sul primo mandato della Palestina – Il Congresso degli Stati Uniti voterà nel 1995, sotto l’amministrazione Clinton, una legge che richiede l’installazione del ambasciata degli Stati Uniti in Israele a Gerusalemme – o almeno riservando il loro parere, parlando di “territori contesi” (Disputed Areas) piuttosto che “territori occupati” (Occupied areas). Questo impedisce, in caso contrario, il voto di possibili sanzioni contro Israele nelle organizzazioni internazionali qualora i nemici dello Stato ebraico – paesi arabi o musulmani, paesi comunisti fino ai primi anni 1990, i cosiddetti “non allineati “- disponendo per tanto di “maggioranze automatiche “. Tuttavia, gli israeliani hanno a lungo esitato a portare i loro diritti, nel cuore del loro argomenti diplomatici sulla questione dei territori conquistati nel 1967.

La loro motivazione principale a questo proposito, ha lunga tradizione di politica interna. Questa domanda è stata utilizzata fino al 1993 agli accordi di Oslo, anche fino al ritiro da Gaza nel 2005, una demarcazione simbolica tra una destra populista o religioso, decisa a rivendicare i diritti, e una sinistra laica elitaria, pronta per la resa in cambio della pace: anche se i politici, diplomatici e giuristi di sinistra o di centro-sinistra abbiano temuto che, enfatizzando il concetto di diritti eminenti  di fare il gioco dei loro avversari di destra o di centro-destra . Una seconda motivazione è tecnica: gli israeliani hanno trovato più facile da far valere per l’ex settore giordano di Gerusalemme, la West Bank e Gaza, uno status territorio allo stato indeterminato. In effetti, l’annessione dei primi due territori a Jordan non è mai stata riconosciuta dal diritto internazionale tra il 1949 e il 1967; e territorio terzo, a Gaza, è stato collocato nello stesso periodo in un semplice amministrazione egiziana. Ma in realtà questa dottrina alternativa si riferisce implicitamente ai diritti eminenti, sostenendo Israele in quei territori, oltre che il suo diritto indiscutibile di “occupante belligerante” in seguito alla guerra del 1967, “diritti anteriori” su tutta la Palestina Mandataria.President Obama Meets With Israeli Prime Minister Netanyahu

Nel gennaio 2012, il governo israeliano ha chiesto una commissione speciale per esaminare lo status giuridico della Cisgiordania e delle località ebraiche che vi sono state istallate dal momento del cessate il fuoco del 1967. Conosciuto con il nome di Commissione Levy dal nome del suo presidente, Edmund Levy, ex giudice della Corte Suprema di Israele, ha mantenuto in modo esplicito, in un rapporto del 21 giugno 2012 e pubblicato il 9 luglio dello stesso anno, la dottrina dei diritti eminenti stato ebraico in Cisgiordania, e quindi la legalità assoluta delle sue località ebraiche. Il documento è stato poi esaminato e approvato dall’Ufficio del consigliere giuridico del governo, un’ organizzazione paragonabile, dai suoi poteri e l’autorità, al Consiglio di Stato francese. Nel fornire sostegno a una risoluzione del Consiglio di sicurezza 2334, il presidente Obama dà al suo successore, il presidente Trump, l’opportunità di ridefinire chiaramente la dottrina diplomatica degli Stati Uniti sulla Palestina. E di richiede semplicemente il rispetto della legge.

Articolo di  Michel Gurfinkiel

(Tradotto in italiano da Emanuele Gargiulo dal sito http://www.michelgurfinkiel.com)

 

Michel Gurfinkiel è il presidente dell’Istituto Jean-Jeacques Rousseau, istituto européo degli studi e ricerche specializzato nelle questioni strategiche e geo-politiche. Mmbro dello Shillman/Ginsburg Fellow al middle East Forum.

Gurfinkiel è anche giornalista, commentatore e scrittore

L’Europa come i nazisti, e l’Euro come il Marco? Si, Di Battista ha ragione!

Napolitano Presidente, la protesta davanti a MontecitorioL’attacco, che l’Onorevole Di Battista ha subito dal PiDiota Stefano Pedica, è di quelli a basso costo propagandistico sinistroide; insulti gratuiti e senza contenuti pratici.

In poche parole: è come se gli avesse detto: ” Tu non la pensi come noi del PD, quindi tu devi essere sicuramente un deficiente e un imbecille!” Odio e ho sempre odiato questo carattere della sinistra che mi ripulsa.

Tengo a precisare che sono sempre stato onesto intellettualmente e non ho mai attaccato gratuitamente e alla cieca  il M5S, in quanto tale, quindi sta volta mi tocca difendere il Dibba.

Ma ribadisco che non sono grillino, e il M5S mi sta antipatico, e di più mi stanno antipatici Di Battista e Di Stefano, che a mio avviso di politica estera non ne capiscono nulla. Ma quando hanno ragione, hanno ragione e c’è poco da fare.

Come riportato da repubblica oggi (Venerdi 13 Marzo):
L’attacco, nemmeno troppo velato, è alla Germania della cancelliera Angela Markel.

Intervenendo ad un Protests-Athens-Merkel-Sa-008convegno dal titolo evocativo – «All’Alba di una nuova Europa» – il deputato del Movimento 5 Stelle, Alessandro Di Battista, torna a puntare il dito contro l’euro: «Tutto quello che ci dicono che potrebbe succedere se uscissimo dall’euro, sta già succedendo. «Dicono che se usciamo dall’euro ci sarà disoccupazione, perdita di potere di acquisto da parte dei cittadini o di potere industriale dell’Italia, tutto questo in realtà sta già succedendo restando nella moneta unica».
L’euro non è una moneta nostra. Noi stiamo nel marco, non nell’euro. Poi continua “bisogna lasciare il «nazismo centrale nordeuropeo» che «produrrà sempre più schiavi» a danno dei «paesi del Sud Europa».

Ci sono diversi modi per uscire dall’euro: iniziamo a contrastare questo mantra». Di Battista ha rilanciato quindi il referendum per uscire dall’euro su cui M5S sta raccogliendo le firme.

Per queste affermazioni il pidiota Pedica insulta e sbeffeggia Di Battista con un “mauvais gout” da sinistra borghese radical chic, che a me non è andata giu.

Vediamo di dare ragione al Dibba su alcuni argomenti e zittire Pedica con un po’ di storia dell’Unione Europea:

Suggerisco al caro deputato del PD un documento redatto nel 1942 in Germania da membri del governo nazista: “The Europäische Wirtschaftsgemeinschaft” ossia “La Comunità Economica Europea”. Questo documento redatto dal ministro dell’economia di Hitler, Walther Funk e da altri professori di economia tedeschi consulenti di Hitler, dettagliava tutte le tematiche poi affrontate nel trattato di Roma del 1957.

Tutto nasce però il 9 maggio del 1938, quando Hitler e Mussolini si incontrano a Roma per decidere il processo di costruzione della nuova Europa. Per i Negoziati con gli Italiani, il Furher nomina un eminente giurista del regime nazista, Walter Hallstein.
Hallstein fu arruolato anche come ufficiale dell’esercito nazista sul fronte francese, dove fu catturato dagli alleati nel 1944, e portato negli USA come prigioniero di guerra.
L’idea dell’Europa promossa da Hallstein prevedeva un nuovo processo politico che abolisse le democrazie, fallimentari e causa dei mali d’Europa secondo i nazisti. L’abbattimento delle frontiere, per fare in modo che tutti i lavoratori europei potessero circolare liberamente, dove il commercio potesse essere libero. Tutto, però, sotto il controllo tedesco e italiano, con una centralizzazione economica e finanziaria a Berlino.

hallsteinIl documento del 1942 del ministro Funk riprende la concezione di Walter Hallstein, integrando in questa fase un controllo monetario a trazione Reich Marc (Marco tedesco nazista).
Perchè i nazisti hanno voluto un’Europa unita economicamente e centralizzata in Germania?
Hallstein non fu solo. Con lui collaborò anche Carl Friedrich Ophuels, un giurista che si occupava dei termini legali dei brevetti della IG Farben. Ophuels ce lo ritroveremo, poi dopo la seconda guerra mondiale come membro diplomatico di spicco della Germania Ovest. Si occupò della divisione delle due Germanie e delle relazioni con gli altri stati europei.

La IG Farben Consorzio è stata costituita nel 1925 da Bayer , BASF , Hoechst e alcune aziende chimiche tedesche più piccole . E ‘stata la più grande società al mondo nei settori emergenti di coloranti [ ” Farben ” in lingua tedesca] , prodotti chimici , farmaceutici, materie plastiche e altri prodotti sintetici brevettati .
La società che aveva finanziato la prima guerra mondiale, e poi l’ascesa del regime nazista per controllare il mercato europeo, ponendosi l’obiettivo esplicito per l’industria chimica tedesca a ” governare il mondo ” .

Nel 1957 a Roma si incontrano i rappresentanti politici di Francia, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Germania e Italia, per firmare il primo trattato che sancirà la nascita della prima Comunità Economica Europea.
Indovinate chi fu il firmatario per la Germania? Un certo Walter Hallstein!!!!

Hallstein non solo condusse e firmò il trattato di Roma, diventando uno dei 12 padri della CEE, ma divenne anche il primo presidente della CEE dal 1958 al 1967.
In pratica i nazisti hanno vinto la guerra perdendola!!! Siamo all’assurdo!

Ora vediamo come funziona l’Europa? La commissione Europea è nominata dai capi di stato Europei ed è soggetta ad un voto di approvazione del parlamento Europeo, ossia i partiti che fanno capo ai governi nazionali che hanno scelto il presidente della commissione.

La commissione europea ha un ruolo di controllo sulla legiferazione del parlamento europeo, e dirige oltre i 54 mila dipendenti dell’Unione Europea. E il popoli europei in tutto questo?
Fatevi una domanda: “Come fanno 700 e passa parlamentari a controllare l’operato di 54 mila burocrati al saldo della commissione europea che a sua volta controlla il parlamento?

Chi decide veramente avallando le nomine dei commissari europei?

Il gruppo Bilderberg. Il gruppo creato dalla famiglia Rockefeller negli anni 50. I Rockefeller sono una famiglia americana di origine tedesca, molto ricca e potente. Hanno basato la propria fortuna sul petrolio attraverso il gruppo “Standard Oil”, e poi attraverso il controllo della banca Chase Manhattan. Al contrario di quanto si possa pensare, i Rockefeller non sono ebrei, ma al contrario erano antisemiti. Per esempio John D. Rockefeller, da devoto Battista ( che erano noti per la loro avversione agli ebrei) si alleo con il banchiere J.P. Morgan, finanziando vari progetti per limitare la crescita economica di alcune famiglie ebree americane.
Il gruppo Bilderberg fu poi supportato e finanziato anche dalla Ford Foundation di Harry Ford (noto anche per il suo antisemitismo).

Tornando all’Euro, Di Battista ha ragione quando dice che i mali descritti da un’ipotetica uscita si stanno già avverando. In effetti è in atto una politica economica e monetaria che porta alla distruzione della domanda interna, per ridurre i costi delle importazioni. Questa politica serve a controllare i tassi di cambio che hanno definito l’Euro, e quindi a tenere a galla la moneta unica.volpe e musso

La stessa politica fu adottata nel 1924 dal ministro dell’economia del governo fascista, Giuseppe Volpi, presidente della Confindustria e noto esponente della massoneria veneziana.
Il piano economico fu poi conosciuto sotto il piu famoso soprannome di “Quota 90”.
Nel 1922 La lira era a 160 Lire contro la sterlina, che all’epoca era la moneta dominante.

Il governo fascista volle portare il tasso di cambio a 90 lire per una sterlina. E Per fare questo per primo si fece prestare 100 milioni di dollari dalla JP Morgan ( gli amici dei Rockefeller), poi ridusse i salari del 20%, per ridurre la domanda interna e importare di meno. Poi ci fu la famosa battaglia del grano, per aumentare la produzione interna. Il credito bancario fu negato alle piccole e medie imprese, lasciandole fallire, e favorendo la grande industria.
Sebbene il governo porto’ il tasso di cambio a 90 lire, nel paese i benefici non se ne videro molti: la disoccupazione era aumentata, sebbene i prezzi dei beni di consumo erano diminuiti, non riflettevano la riduzione dei salari del 20%. Le piccole e medie imprese fallirono riducendo la produzione del made in Italy.
Questa politica vi dice qualcosa? Beh se si è perché è la stessa politica adoperata oggi per tenere su l’Euro.

Dove non sono d’accordo con il M5S è questo ostinarsi su un referendum consultivo che è incostituzionale e non passerà mai.

Col PD al governo l’unico modo per uscire dall’Euro è la fine della moneta unica.. ma uscendo per colpa di una drastica fine, a questo punto, forse, gli analisti fatalisti avranno ragione!

 

REFERENZE

Repubblica.it, M5S, Di Battista contro la Germania: «Schiavi del marco, nord Ue nazista», 13 marzo 2015, redazione online
Walther Funk, “The Europäische Wirtschaftsgemeinschaft – Berlin 1942” (The European Economic Community – Berlin 1942)
P.A. Taylor, A. Niedzwieski, M.Rath e A. Kowalczyk, “The Nazi root of Brussels EU”
http://www.europa.eu, “Funzionamento della UE: Istituzioni e altri organi dell’UE”
http://www.en.wikipedia.org “Walter Hallstein”
Emanuele Gargiulo, 2014, The Euro Currency and the History of Monetary Economics, Paperback

L’EURO: Come uscire da un fallimento annunciato?

Euro-vignettaHo ascoltato l’intervista del deputato e vice presidente della Camera dei 5 Stelle Luigi di Maio, e mi sono cascate le braccia. Un altro che parla do cose che non conosce, almeno studiasse prima, consultasse qualche vero economista. Invece no si deve cavalcare l’onda del NO EURO, e si può raccontare di tutto tanto il popolo italiano non capisce nulla.

Non sto a commentare le ulteriori baggianate dette da Di Maio sull’euro.

Ora detto questo uscire dall’euro è fattibile ma bisogna far eun’analisi concreta dei potenziali rischi e di come poterli evitare.

Per primo bisogna capire cosa è l’Euro e perchè sta fallendo:

Robert Mundell, un economista canadese, ha sviluppato una teoria sulle monete uniche, the OCA Theory,(Optimum Currency Areas) Teoria delle Aree valutarie ottimali che spiega come più nazioni possano adottare una moneta unica. Questo studio è valso a Mundel il premio Nobel nel 1999.

In breve la teoria Mundell dice che diverse regioni geografiche (chiamateli se volete stati) per poter adottare una moneta unica devono rispettare i seguenti criteri:

– Politica economica unica (federale)
– Sistema pensionistico unico (federale)
– Sistema fiscale unico (tasse federali)
– Sistema finanziario unico ( condivisione del debito e mercato unico dei bonds)
– Unica lingua ( per poter permettere la mobilità dei lavoratori da una regione in crisi verso un’altra più ricca.

Questi criteri sono anche i parametri che tengono legati una nazione alla moneta unica..

La regione economica ottimale che pienamente rispecchia queste regole sono gli USA!

Ma vediamo a casa nostra: Questi criteri non esistono nell’UE e vediamo perchè.
Quando si pensò all’Euro ci furono du analisi monetarie in merito: la prima fu quella fedele alla teoria di Mundell, che voleva che l’Unione europea adottasse delle politiche economiche, finanziarie e fiscali di tipo federale, in maniera da consolidare la moneta unica.

La seconda analisi, quella supportata dalle multinazionali, preferiva una costituzione della moneta unica ed in seguito degli aggiustamenti economico politici ti tipo federale.
Ossia costruiamo il palazzo e piano piano ci mettiamo le fondamenta!

Dal 1999 queste fondamenta, ossia le politiche economiche, finanziarie e fiscali di tipo federale non sono mai state neanche considerate.
Per esempio la Germania rifiuta la costituzione di un mercato unico dei titoli di stato, i famosi eurobond, per poter condividere il debito europeo a tutti gli stati.

Allora cosa ci lega alla moneta unica e alla UE?

Nel caso dell’Euro, noi abbiamo solo concesso la nostra sovranità monetaria alla BCE (Banca Centrale Europea), ossia di battere moneta, lasciandogli decidere, quanto denaro stampare e a che tasso prestarcelo.

Ma vediamo quanto ci costa questo scherzo:

L’Italia, come ogni membro UE contribuisce con l’1% del pil nazionale. Nel 2013 abbiamo versato alla UE circa 15 miliardi di euro, per poi riceverne solo 9 come incentivo per progetti che, in teoria, avrebbero dovuto aiutare la nostra economia! Ma è ancora peggiore negli anni prcedenti: rispetto al contributo versato, l’Italia ha perso 5,4 miliardi nel 2012, addirittura 7,4 nel 2011, ben 6,5 nel 2010. In dieci anni abbiamo versato alla UE 159 miliardi di euro, provenienti dalle tasse degli italiani e ne abbiamo riceviuti appena 104. Alla fine dei conti, l’Italia in 10 anni ha perso 55 miliardi.

Questo a causa della cattiva gestione politica sia a livello nazionale e regionale. I peggio è che di questi finanziamenti assegnati, l’Italia a malapena ha speso il 52%. Un risultato veramente deprimente!
Dal 2006, con il libro bianco dell’allora ministro Bonino del governo Prodi, che siamo al corrente di questi sprechi, ma nulla è stato mai fatto!
L’Italia è il terzo «contribuente netto» dell’Ue, finanzia il 12% del bilancio europeo (pari a 140 miliardi), ma non riesce a pareggiare i conti con quello che riceve. Altri paesi europei invece ricevono di più di quanto versano, come la Polonia ha un saldo positivo di 8 miliardi all’anno e la Spagna di 3,1 miliardi. Perfino la Grecia ci supera, incassando ogni anno 4,6 miliardi più del contributo versato.

Un’altra spesa è il MES (Meccanismo di Stabilità Europea) o Fondo Salva Stati, che prevede l’obbligo, per tutti i Paesi di versare al fondo una quota che è stabilita.

esmCome possiamo vedere dal grafico, l’Italia dovrà versare al fondo un totale di 125 miliardidi euro entro 5 anni. L’italia ne avrebbe già pagati 54 e quindi ne restano da pagare 71 miliardi entro il 2016. E abbiamo già prestato 40 miliardi alla Grecia!
Una cifra enorme che darà il colpo di grazia alla nostra precaria situazione economica.

Ma uscire dall’Euro si può?

Economisti e i politici della sinistra, amici dei poteri forti e delle multinazionali, difendono l’Euro paventando un disastro economico altissimo in caso di uscita dall’Euro.
Dall’altra i partiti di destra e i cazzari del M5S, che cavalcano le onde dei sentimenti popolari, sono tutti per un abbandono drastico dell’Euro, assicurando che non ci saranno rischi economici.

Chi ha ragione?
Eh bella domanda! Non lo so. In effetti il sistema Euro è il primo esperimento di moneta unica al mondo. Ossia una moneta che ha sostituito più monete nazionali.
Non ci sono quindi prove concrete delle ripercussioni economiche che possa avere una nazione che abbandoni il sistema monetario unico.

Vediamo di analizzare qualche avvenimento del passato.

Accordo Europeo di Cambio

Fu creato dai 9 stati membri nel 1978 per limitare le continue fluttuazioni dei tassi di cambio con la stabilizzazione delle monete europee e prevedva una “parità centrale” dell’ECU
Nel Marzo del 1979 fu stabilito lo SME (Sistema Monetario Europeo) che prevedeva la “Parità centrale” dell’ECU, dove ogni paese era obbligato a mantenere la proria valuta al + o -2,25% rispetto al valore dell’ECU.

Nel 1992 il governo italiano, retto da Amato, il 13 settembre decise di svalutare il cambio di riferimento della valuta nazionale complessivamente del 7% per poi uscire dallo SME.
Anche il governo britannico decise di uscire dallo SME seguito poi dal governo italiano.

L’uscita dallo SME ha causato un effetto economico che è stato interpretato dai puristi come un danno, mentre da altri economisti come un effetto limitato che avrebbe potuto essere magiore nello SME.
Da notare che l’inflazione dal il 1992 cala attestandosi largamente al di sotto del 5%
Una volta smaltiti gli effetti della speculazione, il PIL (reale) fu in crescita.
Il rapporto Deficit/ PIL si ridusse di 3 punti in 3 anni.
Note negative è l’aumento drastico del rapporto Debito/Pil, dovuto ad un abbassamento del PIL del 92/93 e dell’aumento della disoccupazione di 3 punti nei 3 anni successivi il ’92.

Cosa bisogna fare?

AREND_euroL’euro fino ad ora ci è costato un botto: Circa 2 miliardi e 250 milioni di euro furono prelevati ai cittadini nel 1997 e 125 miliardi pe ril fondo salva Stati, più i 55 miliardi persi per strada.

Purtroppo anche la politica agricola europea ci danneggia.
L’Euro è destinato a implodere e se la sua fine, che non tarderà, dovesse precedere ogni qualsi voglia uscita, si richieràuna catastrofe economica se non si farà nulla per prevenire le conseguenze di una sua fine.

Bisogna prendere alcuni accorgimenti finanziari ed economici per far aumentare il Pil (io penso almeno 3 anni) per mantenere una svalutazione della nuova Lira intorno al 7%.

Si deve uscire dal fondo salvastati.
Recuperare i miliardi persi con i versamenti alla UE.

Bisogna ridurre il divario economico Nord/Sud, a questo potrebbe contribuire l’incentivazione dell’ agricoltura e evitare importazione di prodotti dall’estero. Anche l’incremento del turismo sarà una risorsa.

Aumentare la produzione per creare lavoro e ridurre quindi la disoccupazione, e per questo una politica di defiscalizzazione delle imprese potrà aiutare.
Bisogna tagliare le spese di troppo della pubblica amministrazione e delle società che fanno capo allo stato, e recuperare subito i soldi versati per il fondo salva stati e il prestito alla Grecia.
Un totale di quasi 100 miliardi di Euro che potranno essere utili per aggiustamenti economici e finanziari durante i primi 3 anni della nuova moneta. Consideranto che il rapporto deficit/Pil potrà essere sforato per incentivare l’economia, i 100 miliardi potranno essere usati per incentivare la produzione industriale del Paese via crediti di stato a tassi agevoltati.

Non sarà facile farlo, soprattutto con la classe politica che abbiamo e soprattutto se un’opposizione grullina fosse al governo, li rischieremo lo sbando totale.

Ma se aspettiamo ancora l’inevitabile fine dell’Euro ci investirà tutti come uno Tzunami!

Come ti smentisco le menzogne di Manlio Di Stefano su Israele

DistefanoSono Stanco, veramente stanco di ascoltare tutte le cazzate impregnate di odio contro Israele del deputato 5 Stelle Manlio Di Stefano.
Ho sempre confutato la sua falsa propaganda contro Israele sulla sua pagina, continuo a farlo, ma ho deciso di scrivere un articolo per confutare punto per punto il suo ultimo discorso contro Israele alla Camera durante la votazione sul riconoscimento della Pallestina.

La sua propaganda è quella spicciola falsa e ignorante della più bassa propaganda pro-pal(le).
Il “nostro” Manlio pentastellato, come ha lui stesso dichiarato è un autodidatta, avrà letto delle cose selezionate e ora si atteggia a paladino della giustizia internazionale, mostra di non capirci nulla, di essere in malafede e soprattutto senza delle vere basi culturali né di studio.
Io ho studiato 2 anni di Scienze internazionali e Diplomatiche per poi integrare questi esami nella laurea in Economia e finanza che ho ottenuto alla fine dei miei studi. Quindi mi permetto di scrivere su delle basi accademiche, di studio e di informazione.

Cominciamo:
Vorrei innanzitutto ricordare al nostro perito informatico che lo stato della Palestina non è mai esistito. L’ultima espressione di governo indipendente della regione fu il Regno di Giudea fino al 135 d.c. Dopo di che ci furono solo conquiste imperiali. A cominciare dai Romani che dominarono la regione. L’imperatore Adriano adottò la risoluzione di proibire agli ebrei di vivere a Gerusalemme. Fu lui a dare il nome alla regione “Syria-Palaestina”. I romani restarono fino al 326 per poi lasciarlo ai bizantini che dominarono la Siria fino al 638 d.c. quando fu conquistata dall’impero Arabo. Da allora ci furono guerre per il controllo della regione tra crociati e arabi, fino al 1260 quando l’impero mongolo conquistò tutta la Siria.
I mongoli la persero nel 1486 a vantaggio dell’Impero Ottomano che dominò la Syria fino al 1917 quando fu sconfitto nella prima guerra mondiale e Gerusalemme fu occupata dagli inglesi.
Non lo dico solo io che la Pallestina non è mai esistita lo dice anche un famoso leader arabo pallestinese Auni Abd Al Hadi, nato a Nablus nel 1889 e fu cittadino dell’impero ottomano.
Al Hadi dichiarò alla commissione Peel nel 1937 testuali parole: “ Non esiste un paese così [come la Palestina]…. Palestina è un termine che i sionisti hanno inventato…. Il nostro paese fu per secoli parte della Siria”.

1- Israele ruba le terre ai Palestinesi
deserto palestineseDi stefano dichiara che è semplice la storia: “Israele è nato perchè il democratico occidente gli ha donato la terra altrui”. Eppure dice di aver letto molto e di aver studiato… Ma dove? Su Topolino? Sul blog di Grullo? O dal professor Arrigoni buonanima? Poveraccio!
Secondo la versione del nostro perito informatico, il cattivo occidente ha tolto la terra ai palestinesi e l’ha data a questi perfidi sionisti. Ma Al Hadi ci ha appena detto che la Palestina non è mai esistita, quindi la terra non era dei “palestinesi”.

Ma vediamo come stanno veramente le cose e ahimé non sono così semplici come ce le disegna il nostro buon tempone a 5 stelle:
Marc Twain (che di certo non era un sionista) visitò la Terra Santa nel 1867 e scrisse di quel viaggio: “Un paese desolato il cui terreno è abbastanza ricco, ma è dedicato interamente alle erbacce … una distesa di silenzio luttuoso …. una desolazione …. Non abbiamo mai visto un essere umano su tutta la strada. … a mala pena un albero o arbusto. Anche l’ulivo e il cactus, amici di terreni secchi, avevano quasi disertato il paese. ”

In effetti erano pochi i centri abitati nella regione, per lo più beduini, drusi e arabi provenienti dall’Algeria in seguito all’invasione francese del 1830. Algerini invitati dall’impero ottomano per la politica di demografizzazione di quest’area desolata.
Tra il 1870 e il 1890, L’impero Ottomano accolse 350 mila profughi ebrei che scappavano dalle persecuzioni in Europa. I turchi erano molto tolleranti verso gli Ebrei.

La più grande immigrazione si è avuta durante il Mandato britannico di Palestina tra il 1922 ed il 1945. Gli storici e studiosi vari non sono unanimi sulle cifre degli immigrati soprattutto sull’immigrazione clandestina araba. Per quello che riguarda l’immigrazione legale, secondo i dati ufficiali, tra il 1920 e il 1945, immigrarono in zona 367 845 ebrei e 33 304 non-ebrei. Sia il rapporto della commissione Hope Simpson del 1930, sia quello della commissione Peel del 1937, confermano un aumento del benessere e della popolazione araba come conseguenza dell’immigrazione.
Non è possibile di stimare direttamente l’immigrazione araba illegale, ma a quanto pare c’era dell’ immigrazione. L’immigrazione clandestina, che non fu registrata e che non sarebbe stata registrata neanche nei dati definitivi della popolazione per 1945, e i dati sono stati stimati. Gli studiosi semplicemente non sanno quanti arabi ed ebrei c’erano in Palestina prima della dichiarazione dello stato di Israele. E ‘probabile che furono circa 200.000 immigrati arabi in Palestina.

Per quanto riguarda l’immigrazione ebraica, secondo lo storico Sanders gli insediamenti sionista avvenuti tra il 1880 e il 1948 non fecero dislocare e non espropriarono gli arabi residenti. Tutte le indicazioni mostrano che c’era una netta immigrazione araba in Palestina in questo periodo, e che la situazione economica degli arabi fosse migliorata enormemente sotto il mandato britannico rispetto ai paesi circostanti. L’analisi della popolazione da sotto-distretti dimostra che la popolazione araba è aumentata di più tra il 1931 e il 1948 nelle stesse aree dove c’erano grandi proporzioni di ebrei. Pertanto, l’immigrazione sionista non dislocò gli arabi.
Anche l’analisi di Finkelstein mostra che i maggiori incrementi di popolazione arabo-palestinese si sono verificati nei pressi dei centri di popolazione ebraica in Palestina, analisi che va contro la tesi pro-palestinesi che afferma che i sionisti avrebbero espropriato gli arabi.

Un leader di Hamas Fathi Hammad durante un’intervista alla televisione egiziana Al Hekma del 23 marzo 2012, dichiarò: “Noi tutti (Palestinesi) abbiamo radici arabe. E ogni palestinese, da Gaza e ovunque in Palestina, può provare le sue radici arabe, sia dall’Arabia Saudita, dallo Yemen o da ogni parte. Noi abbiamo legami di sangue. Personalmente metà della mia famiglia è egiziana. Più di 30 famiglie in Gaza hanno il cognome “Al Masri” (Egiziano). Metà dei palestinesi sono egiziani e l’altrà metà sono sauditi. Noi siamo egiziani, noi siamo arabi, noi siamo musulmani”.

Quanti grillini sono ancora svegli? Ci avete capito qualcosa fino ad adesso? Euhm!!!

al-Husayni-Bosnian-SSPer quanto riguarda i terreni arabi non ci fu nessun esproprio e a confermarlo fu proprio il leader arabo di Gerusalemme: Il gran Muftì di Gerusalemme, Amin Al Husseini (spiegherò in più in là chi era, ma potete già farvi un’idea: http://it.wikipedia.org/wiki/Amin_al-Husseini), fu convocato da Herbert Samuel e Lord Herbert Plumerche e dichiarò: “I sionisti non stanno espropriando gli arabi, ma ne stanno acquistando le terre pagandole da 3 a 5 volte in più il loro valore reale”.

Non dimantichiamo neanche che tra il 1947 e il 1967, 850 mila ebrei diventarono profughi perchè cacciati ed espulsi dai paesi arabi dall’Algeria, Libia, Egitto, Siria, Libano, Giordania e Iraq e trovarono rifugio nel neonato stato ebraico.

Ma la chicca ve l’ho lasciata per ultima… dove sono nati i leader palestinesi? Vediamo un po’:
Yasser Arafat, nato il 24 Agosto 1929 al Cairo, Egitto e ne era cittadino. A quanto ne so l’Egitto non è in Palestina, eppure Arafat si dichiarava rifugiato palestinese.

Mahmud az-Zahar. Nato nel 1945, al Cairo, Egitto.
Saeb Erekat, nato il 28 aprile 1955, in Giordania ed è cittadino Giordano.
Che dichiarò “Nel 1967 il giorno prima ero un cittadino giordano ed il giorno dopo la madifica dello statuto della OLP mi sono ritrovato rifugiato palestinese”.

Faisal Abdel Qader Al-Husseini, nato nel 1948 a Bagdad in Iraq.
Sari Nusseibeh, nato nel 1949 a Damasco, Siria

2 Le “Colonie” illegali:
Il nostro salvatore del mondo, Manlione Di Stefano dichiara: “[Israele] non accontentandosi del regalo ricevuto, ha occupato illegalmente altri territori palestinesi… costruzioni considerate illegali da ben 5 risoluzioni ONU”.
Il numero delle risoluzioni ONU violate da Israele varia da 5 a 73, ma non si è mai veramente capito quale fosse veramente il numero di queste risoluzioni, ma non lo sanno neanche i detrattori più agguerriti, figuriamoci se lo sa un pischello che gioca a Risiko come Manlio di Stefano.

SettlementsCi sono 2 risoluzioni della lega delle nazioni una del trattato di Sanremo del 1920 e quella del Trattato di pace di Versailles del 1920 che ha dato vita al mandato britannico di Palestina che definiva lo stato ebraico con i confini attuali più la Giudea e la Samaria. Votato e concordato tra Francia, Gran Bretagna, Italia e Impero Ottomano, quest ultimo, secondo il nostro Manlio è famosa potenza occidentale.
Ciò fu anche concordato con il trattato Faysal- Weizmann di Parigi del 1919. se Manlio non lo sapesse, Faysal era l’emiro arabo rappresentante dei musulmani che era a favore della nascita di uno stato ebraico in medio oriente.

La risoluzione dei due stati del 1947, bocciata dalla lega araba non ha più valore.

Riguardo alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza ONU, esse non sono tutte uguali. Vi sono quelle approvate sulla base del Capitolo 6 della Carta delle Nazioni Unite e quelle sulla base del Capitolo 7.

Il Capitolo 6 si intitola “Composizione pacifica dei conflitti” e afferma (art. 33) che “le parti in causa in un conflitto […] dovranno innanzitutto cercare una soluzione […] con mezzi pacifici”. Quando il Consiglio vota sulla base del Capitolo 6 e’ come se dicesse agli Stati in guerra fra loro: “Dovete negoziare per comporre il conflitto e dovete farlo sulla base delle linee che vi indico”.

Il Capitolo 7, invece, si intitola “Azioni in caso di minacce alla pace, violazioni della pace e atti di aggressione”. Gli articoli di questo Capitolo conferiscono al Consiglio la responsabilita’ di individuare le minacce alla pace mondiale e gli danno facolta’ di varare risoluzioni con valore esecutivo e vincolante, autorizzando la comunita’ internazionale a ricorrere a varie forme di coercizione per ottenere la loro applicazione, dalle sanzioni fino all’uso della forza militare. Quando il Consiglio vota sulla base del Capitolo 7 e’ come se dicesse a uno Stato: “Il tuo comportamento mette in pericolo la pace del mondo: o ti adegui a quanto di dico di fare o interveniamo con la forza”.

Ora, come ricordava qualche mese fa anche l’Economist (10.10.02), “nessuna delle risoluzioni a proposito del conflitto arabo-israeliano e’ stata emanata ai sensi del Capitolo 7. Imponendo sanzioni anche militari contro l’Iraq, ma non contro Israele, l’Onu non fa che rispettare le sue stesse regole interne”.

La risoluzione 242 fu votata il 22 novembre 1967 dal Consiglio di sicurezza dell’ONU dopo la guerra dei sei giorni; è stata emanata sulla scorta del VI capitolo della Carta delle Nazioni Unite, relativo alla risoluzione pacifica di dispute, e come tale ha natura di raccomandazione ma non è vincolante.
La risoluzione 242 non contiene alcun accenno esplicito alla questione palestinese perché la vera “questione palestinese” è sorta successivamente, mentre fa esplicito riferimento questione dei rifugiati.

I principi enunciati dalla risoluzione 242 verranno poi riaffermati nella risoluzione 338 votata in seguito alla guerra del Kippur, ed hanno costituito il principale riferimento internazionale per il processo di pace israelo-palestinese, dagli anni 80 sino ai colloqui di Taba.

Le due risoluzioni enunciano che Israele deve poter ritirarsi dai territori, ma che è prerogativa un tracciamento di confini che garantiscano la sicurezza di Israele.
Il diplomatico Britannico Lord Caradon dichiarò: “La frase essenziale e mai abbastanza ricordata è che il ritiro deve avvenire su confini sicuri e riconosciuti. Non stava a noi decidere quali fossero esattamente questi confini. Conosco le linee del 1967 molto bene e so che non sono un confine soddisfacente”.

Di simile avviso fu l’allora presidente statunitense Johnson:
“Non siamo noi che dobbiamo dire dove le nazioni debbano tracciare linee di confine tra di loro tali da garantire a ciascuna la massima sicurezza possibile. È chiaro, comunque, che il ritorno alla situazione del 4 giugno 1967 non porterebbe alla pace. Devono esservi confini sicuri e riconosciuti. E questi confini devono essere concordati tra i paesi confinanti interessati. »

Perchè in queste risoluzioni ONU la Palestina non è menzionata? Semplice perchè fino al 1967 la Palestina della Cisgiordania non esisteva. Fu inventata dopo. Vediamo come:La OLP Nasceva nel 1964 e la Giudea e la Samaria erano sotto l’occupazione giordana. Lo scopo della OLP nel 1964 era di “liberare” il resto della Palestina sotto occupazione sionista, ossia l’attuale Israele, e di riunificarlo alla Giordania. Dopo il disastro della guerra dei Sei Giorni, che vide la perdita della Giudea e Samaria da parte della Giordania, la OLP cambiò i confini nello statuto e aggiunse anche quella che sarebbe diventata la Cisgiordania o West Bank. Infatti la bandiera palestinese è identica a quella della Giordania.

Vediamo altre risoluzioni violate da Israele prese sempre in base al capitolo 6 della carta delle nazioni Unite:
Le risoluzioni 1402 e 1403 (2002) chiedevano “alle truppe israeliane di ritirarsi dalle citta’ palestinesi”. Ma chiedevano anche e contemporaneamente “l’immediata cessazione di tutti gli atti di violenza, compresi tutti gli atti di terrore, provocazione, istigazione”. In sostanza il Consiglio di Sicurezza ribadiva che solo un cessate il fuoco “significativo” (meaningful, nel testo originale), cioe’ non a parole, unito a un ritiro israeliano dalle ultime posizioni rioccupate, avrebbe permesso la ripresa del negoziato di pace.
La risoluzione 1435 (2002) chiedeva a Israele “la fine immediatamente delle misure prese a Ramallah e dintorni” e “il rapido ritiro delle forze di occupazione israeliane dalle citta’ palestinesi”. Ma e’ vero anche che essa ribadiva “la richiesta di una completa cessazione di tutti gli atti di violenza, terrorismo, provocazione istigazione”, e faceva “appello all’Autorita’ Palestinese affinche’ adempia al suo esplicito impegno di garantire che i responsabili di atti terroristici vengano da essa assicurati alla giustizia”.
Il perchè allora degli insediamenti ebraici in Giudea e Samaria? Gli insediamenti si basano sulla risoluzione del 1920 di Sanremo e del trattato di pace di Versailles, ma considera e rispetta anche il diritto internazionale. Non essendocisovranità statale su quei territori (No la Palestina non è mai esistita) l’una cosa che potrebbe bloccare la costruzione di un nuovo insediamento è la proprietà privata, stabilita e definita nei trattati internazionali. Quindi Israele o costruisce u terreni di nessuno ossia no stato e no proprietà privata, oppure ne cquista dal proprietario le terre comprate con un prezzo superiore al valore reale.
3 Le sostanze putrescenti
Manlione Di Stefano dichiara: “Questi miei occhi hanno visto camionette israeliane lanciare sostanze putrescenti dentro le cisterne d’acqua domestiche di famiglie inermi”.acqua1
Che Faccia vedere un filmato, delle foto, uno straccio di prova che confermi quello che dica. Uno “paladino della giustizia” avrebbe colto al balzo un’occasione ghiotta come questa… come non registrare il tutto?
Se non ha delle prove, spero che il deputato 5 stelle abbia almeno un ottimo avvocato, perchè se l’ambasciata israeliana decide di denunciarlo sai che dolori!!!

Comunque per la cronaca, le cisterne d’acqua domestiche nella regione sono tutte su torri, per sfruttare la gravità della caduta dell’acqua e sono chiusi. Per poter lanciargli qualcosa dentro prima bisognerebbe romperle, e poi ci vorrebbe un Michael Jordan per fare lanci da 3!

4 Armistizio del 1967
lines 1967Manlio Di Stefano sgarra nuovamente con la storia e con la geografia politica “Per risolvere il conflitto, basterebbe riportarla alle logiche dell’armistizio del 1967, basterebbe imporre ad Israele di ritornare nei confini allora stabiliti”
Manlio ma che diavolo dici? Chi te le passa queste fesserie? Licenzialo!!!
Non esiste nessun armistizio del 1967! Perchè se ci fosse stato un armistizio, non avremmo i casini di oggi.. dai basta rifletterci sono 2 minuti su, ci può arrivare anche un perito informatico!!!
L’armistizio è del 1949 e la famosa linea verde è quella tracciata nel 1949. Poi ci sono state altre due guerre da quel momento 67 e 73. Quindi i confini vanno ridiscussi in base ai nuovi conflitti…. e secondo le regole dell’armistizio del 1949 la Giudea e Samaria dovrebbero essere integrate nello stato d’Israele.

5 Proposizione di pace della Lega Araba del 2002

Manlio DI Stefano dichiara “Il governo israeliano non ha nemmeno ancora risposto all’offerta di pace della lega araba del 2002”
FALSO… devo presumere che Manlione o non è informato o è in malafede… secondo me è la seconda!
Il piano di pace di Beirut nel 2002, poi rilanciato nel 2007 a Riad, prevedeva un ritoro completo dai territori della Cisgiordania inclusa Gerusalemme Est e l’insediamento di rifugiati palestinesi nei territori israeliani in rispetto della risoluzione ONU 194 del 1948 che la lega araba aveva respinto all’epoca e quindi non rispettato dalla contro parte araba del conflitto.
Al contrario di quello che ha dichiarato Di Stefano, il governo israeliano rispose alla proposta. A prescindere che la sinistra israeliana apprezzò la proposta. Ma l’allora primo ministro Ariel Sharon rigettò la proposta dichiarando “La proposta non può essere accettata perché va contro le risoluzioni ONU 242 e 338 che definiscono i negoziati”.
Ancora nel 2007, il governo, questa volta rappesentato da Benjamin Netaniahu rigettò l’offerta. Nel 2009 il presidente Shimon Perez incoraggiò i trattati, perchè “È la prima volta che gli stati arabi vedono in Israele una controparte per negoziati”.
Se Mahmud Abbas accettò il piano e fece pressione al presidente Obama di adottare questa proposta, bisogna anche dire che Hamas dal suo canto, ha rigettato completamente la proposta della lega araba.
Ora qui non stiamo a giudicare se Israele abbia fatto bene o meno a rifiutare la proposta. Stiamo a smentire le balle di una persona in malafede che ha dichiarato che Israele non ha mai risposto. Manlio Di stefano sei un BUGIARDO SERIALE!!!

Però Manlio Di Stefano  non ha menzionato l’offerta di Pace del 2000 a Camp David del Primo Ministro israeliano Ehud Barak, che proponeva il 98% dei territori tranne Gerusalemme. E non ha detto che fu Arafat a rifiutare l’offerta. Facendo arrabbiare anche il presidente Clinton e la lega araba che spingevano Arafat ad accettare.

6 HAMAS e ISIS
hamas isisDi Stefano dichiara che Hamas è un movimento di resistenza e he non ha nulla a che federe con l’ISIS. “Se i due gruppi hanno progetti completamente diversi… L’ISIS vuole tornare a un dominio islamico puro, il califfato. Hamas nasce come movimento di libeazione nazionale. L’isis mira a spazzae via la Palestina e ogni altro stato per imporreil califfato, sono quindi in conflitto”.
‘O vero staje dicenno?

Innanzitutto secondo lo statuto di Hamas Parte 1 articolo 2, Hamas fa parte del gruppo Fratelli Musulmani, che hanno come scopo la restaurazione di un califfato in tutto il mondo arabo.
Non sto a menzionare l’articolo 7 e 9 della parte 2 che vogliono la cancellazione dello stato di Israele e lo sterminio di tutti gli ebrei. Ma voglio soffermarmi sull’articolo 13 della parte 3 dove Hamas dichiara: “La palestina è parte del Waqf Islamico” ecco cosa sta scritto letteralmente in questo articolo: “Questo è lo stato [della terra] nella Shari’a islamica, ed è simile a tutte le terre conquistate dall’Islam con la forza, e reso le terre così Waqf alla loro conquista, per tutte le generazioni di musulmani, fino al Giorno della Resurrezione. … il controllo della terra e la terra stessa dovrebbe essere dotata come Waqf [in perpetuo] per tutte le generazioni di musulmani, fino al Giorno della Resurrezione. La proprietà del terreno dai suoi proprietari è solo uno di usufrutto, e questo Waqf durerà finché il cielo e la terra dureranno”
Ora vediamo nei fatti: già qualche giorno fa Hamas ha minacciato l’Italia “Se intervenite in Libia la considereremo come una crociate e ne pagherete le consequenze”.

demonstrators-kashmir-hold-aloft-isis-palestine-flags-protest-against-israeli-bombings-westRicordiamo che Al Sisi il nuovo presidente dell’Egitto ha spodestato il vecchio presidente Mohamed Morsi, eletto democraticamente, del movimento Fratelli Musulmani, di cui Hamas fa parte. Dopo il colpo di stato, i miliziani fedeli ai Fratelli Musulmani, tra cui Ansar Bait al-Maqdis.Punto di forza del gruppo jihadista è la recente affiliazione allo Stato Islamico di una parte dei miliziani, rinominatisi Wilayat Sinai (Provincia del Sinai): i finanziamenti e il prestigio offerto dal “branding” dell’ISIS, uniti alle tattiche asimmetriche della guerriglia qaedista, hanno portato nel corso del 2014 e nei primi mesi del 2015 ad una drammatica escalation di violenza, per lo più diretta contro forze armate e di polizia, ma che non è escluso possa estendersi indiscriminatamente contro i civili. Oltre che verso Wilayat Sinai, al-Sisi è dichiaratamente ostile nei confronti di Hamas, in quanto emanazione dei Fratelli Musulmani, e accusa il gruppo palestinese di dare rifugio ai terroristi attivi nel Sinai (ma slegati da Wilayat Sinai) e Jish al-Islam (Esercito dell’Islam), il cui leader ha stretti legami con Hamas, di fornire loro addestramento e armi. La ramificazione della rete terroristica nel Sinai si è poi estesa oltre il confine israeliano, nella Strisica di Gaza, dove Wilyat Sinai ha fondato lo Stato Islamico a Gaza. Israele teme anche che la le forze militari egiziane nella penisola del Sinai possano sforare il tetto dell’accordo di Camp David, in base al quale la presenza militare del Cairo nella penisola deve essere concordata con Tel Aviv. Per far fronte alla crescente instabilità dell’area, già nel 2011 l’Egitto, con il benestare di Israele, ha inviato 2500 uomini e 250 mezzi di trasporto blindati con l’operazione Aquila, la più imponente nel Sinai dal 1978. Sempre previa approvazione di Tel-Aviv.
Il 17 gennaio scorso Lo Shin Bet ha arretato 7 persone tra Haifa e Nazareth colpevoli di voler creare una cellula dell’ISIS in Israele. Tra i 7 arrestati c’è anche un avvocato che si è dichiarato “Comandante dell’Isis in Palestina”.

Vorrei ricordare che dal 1947 al 1967 La Cisgiordania e Gaza erano occupate rispettivamente da Giordania e Egitto. In questo periodo non ci fu nessun movimento nazionalista palestinese se non quello creato nel 1964 da Arafat per distruggere Israele e riconqustare la Palestina e riunificarla alla Giordania.
Non esiste nella mentalità araba un nazionalismo territoriale. Esiste invece uno spirito religioso che prevede l’istallazione di un califfato e della Shari’a.
Se Hamas controlla Gaza oggi, non è solo grazie alle elezioni (che ha controllato), ma anche grazie ad una guerra civile contro Al Fatah di un anno tra il 2006 e il 2007 che ha causato a Gaza più di 1000 morti tra cui centinaia di bambini.

7 I sionisti e gli ebrei
jewishrefugeesDi stefano dichiara “La scusa sionista è sempre quella di dover proteggere gli ebrei del mondo”. Caro  pentastellato non è una scusa è una realtà.
Tra il 1947 e il 1967 Israele ha accolto 850 mila ebrei che scappavano perseguitati negli stati arabi dove avevano vissuto per molti secoli.
Se solo ci fosse stato di già Israele come stato negli anni 30, come sarebbe dovuto essere, se si fosse rispettato in pieno la risoluzione della lega delle nazioni che lo prevedeva. Forse i morti della Shoah sarebbero stati molti di meno.

Prima del 1948, c’erano poco più di un milione di ebrei in nord Africa e Medio oriente e fuori dalle aree che divennero Israele, compresi i 40.000 in Cisgiordania e Gaza. Il numero totale è dimezzato negli anni successivi alla guerra del 1948 e poi ridotto di circa 100.000 a seguito del conflitto del 1967. I  40 mila ebrei della Cisgiordania dovettero scappare quando la Giorania occupò quei territori. Prima erano rifugiati, ora che tornano nelle loro case sono coloni illeali.

La popolazione ebraica nei paesi musulmani è sceso ulteriormente negli anni successivi e nel 2007 è stato pari a solo 15.000 a 35.000. La maggior parte di coloro che sono rimasti risiede in Iran. Così circa un milione di ebrei divennero profughi a causa delle azioni di Medio Oriente e paesi del Nord Africa.

Quando i due esodi di profughi sono confrontati, si può concludere con un alto grado di probabilità che il numero di profughi ebrei era circa il 50 per cento superiore a quello dei profughi palestinesi.

8 Genocidio
Genocidio-en-RuandaManlio Di Stefano Dichiara ancora: “Il genocidio nasce dal silenzio”.
Di Stefano sei una persona scorretta e in malafede.
Non sto a criticare i sopravvissuti della Shoah. Quello che hanno vissuto li rendono incriticabili. Le loro parole sono il frutto delle atrocità che hanno vissuto e quindi anche se devo darmi pizzicotti sulla pancia, non posso attaccarli né criticarli. Qualunque cosa dicano, anche se manco di obiettività, hanno ragione sempre. Ma vediamo cosa è veramente il genocidio: Genocidio- sm. Termine coniato nel 1944 che dermina un massacro costante di popolazioni, o etnie religiose volto alla completa distruzione o riduzione drastica del numero dei suoi individui .
Genocidio degli Armeni in Anatolia: Popolazione armena nel 1914 1’750’000; dopo il genocidio nel 1922 la popolazione si riduse a 280’000
Genocidio degli ebrei in Europa: Popolazione ebraica in Europa nel 1938 9’500’000. Popolazione ebraica dopo il genocizio nel 1946: 3’450’000.
Genocidio dei Tutzi in Rwanda. Popolazione Tutzi in 1994 1’500’000. Popolazione nel 1995: 400’000

Genocidio a Gaza: popolazione araba a Gaza nel 1970 340’000, nel 1980: 460’000; nel 1990 650’000, nel 2000: 1’130’000 nel 2010: 1’600’000, nel 2014 1’840’000
Quello di Gaza è un genocidio strano, invece di ridursi il numero della popolazione, aumenta a dismisura…. Manlio tu che sei un esperto internazionale me lo spieghi questo fenomeno strano?

9 Antisemitismo e Antisionismo

anti-israelL’ho lasciata per ultimo questa. Manlio di Stefano Dichiara: “noi rivendichiamo il sacrosanto diritto di criticare le scelte del governo di Israele senza sentirci antisemiti”.
Permettetemi, ma non sono d’accordo con questa affermazione. Nel suo discorso ha dichiarato “Terra rubata ad altri”, “colonizzazione di altra terra rubata”.
Poi ha elencato una serie di bugie: “i liquidi putrescenti”, “la non risposta di Israele alla proposta di pace del 2002”. “La violazione delle risoluzioni ONU”, “Difende un’organizzazione terrorista, Hamas, che prevede la distruzione di Israele e lo sterminio degli ebrei.

Voglio ricordare che Hamas è un movimento fondato dai Fratelli Musulmani nel 1984. I fratelli mususlmani furono fondati nel 1930 anche dal gran Muftì di Gerusalemme Amin Al Husseini, Zio di Arafat, che prevedeva un califfato islamico in tutte le terre arabe, la distruzione del sionismo e lo sterminio degli ebrei. Per essere coerente con queste idee Amin Al husseini grazie all’aiuto ricevuto da Benito Mussolini, incontrò Adolf Hitler e con la sua autorizzazione fondò le Waffen SS Islamische, composto maggioritariamente da musulmani bosniaci, kosovari e palestinesi.

Palestinians hold a sign depicting a swastika during clashes at Qalandiya checkpointQuesto suo ostentare contro lo stato ebraico, con un accanimento feroce e soprattutto menzognero, senza mai mettere la stessa forza per altri luoghi del mondo dove i diritti umani sono calpestati quotidianamente, beh non lo rende credibile. Non è credibile. Non gli credo!
È poi inutile che si nasconda dietro il discorso di un (finto) ebreo che ha fatto della causa palestinese un mestiere. Uno che va in giro con la Kippà che però canta e balla di Shabbat, dovrebbe già far capire che il personaggio.

Ti ricordo le parole di Sir David Lloyd George, (primo ministro britannico dal 1914 al 1922) dichiarò nel 1923: “Fra tutti i fanatismi che sono fuoriusciti dalla perversa natura umana non c’è niente di più irrazionale ed di inspiegabile dell’antisemitismo… Se gli ebrei sono ricchi allora vengono derubati. Se sono poveri, sono vittime di ridicolo. Se prendono le parti in guerra, è perché vogliono sfruttare a proprio vantaggio lo spargimento di sangue di non-ebrei. Se sposano la pace, è perché sono spaventati dalla loro natura o perchè traditori.
Se l’Ebreo abita in un paese straniero che viene perseguitato ed espulso e quindi se vuole tornare al suo paese glielo si impedisce”.

Emanuele Gargiulo

REFERENZE

Ami Isseroff- The mid-east university- The Population of Palestine Prior to 1948

Awni Abd al-Hadi- Wikipedia.org versione inglese

http://en.wikipedia.org/wiki/Haj_Amin_al-Husseini

Manuel Barroz- Come manipolare le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu; Focus on Israel

Marc Twain- The Innocent Abroad

http://www.un.org/en/sc/documents/resolutions/ – Risoluzioni ONU 1967 e 1973

Joan Peters – From Time Immemorial: The origins of the conflict arab-jewish over Palestine; Jonathan David Publishers

Alan Dershowitz, The Case For Israel; John Wiley and Sons 2004

Chuck Morse, The Nazi Connection to Islamic Terrorism, WND Books

Paul Jonhson, The History of the Jews

Kristen E. Schulze, The Arab Israeli conflict (Semiar Studies)

James L. Gelvin, The Israel-Palestine Conflict: One Hundred Years of War, Cambridge University Press

Sidney Zabludoff, Jewish Refugees of 1948; http://www.sullivan-county.com/

Michael Grynszpan, The Forgotten Refugees, Movie in DVD, Ralph Avi Goldwasser

L’occidente, schiavo del petrolio, e la favola del suo sostegno ad Israele

paesi arabi

A proposito di interessi economici nel Medio Oriente. E’ la carta geografica dei paesi arabi e dei paesi arabi che posseggono il petrolio e che circondano Israele ( il puntino rosso in alto). Mancano come paesi petroliferi e come paesi che sostengono la causa” araba”, Iran, Iraq, i paesi petroliferi ex sovietici e la Turchia. A seguire qualche rimando di storia sulla “favola” del sostegno occidentale ad Israele ( e sulla verità’, invece, della forza del petrolio ).

L’ultimo argomento che e’ rimasto al fragile corredo antisemita della sinistra incolta e ideologizzata e’ questo: ” Israele e’ nata per volontà’ delle potenze imperialiste e sostenuta dalle grandi potenze occidentali per interessi strategici ed economici”. Falsissimo. L’unico paese che nel 1947, per suoi calcoli anti occidentali e interni, ha sostenuto la nascita di Israele e’ stata l’Urss. Vediamo di irrobustire qualche conoscenza di storia.

La Gran Bretagna e’ stata, fino alla seconda guerra mondiale, la più’ grande potenza coloniale e imperialista. Per tutto l’800 “e la quasi totalità” del 900, e’ stata la Nazione più’ avversa al nazionalismo e all’indipendentismo ebraico; prima come guardiano coloniale delle terre ex ottomane ( in cui ricadeva la Palestina), poi come arbitro non imparziale ma filoarabo delle guerre tra poveri arabi ed ebrei in Palestina, poi come ostacolo perenne alle emigrazioni degli ebrei poveri in Palestina che scappavano dai paesi che li perseguitavano; infine come nemico giurato di ogni causa tra lo Stato Ebraico con i suoi vicini arabi che l’assediavano. La Gran Bretagna si e’ subito rimangiata la Dichiarazione di Balfour (1917) che pure riconosceva il diritto di una casa nazionale per gli ebrei in Palestina, e per tutto il 900 ha avversato la causa sionista parteggiando per gli assedianti arabi e per le loro pretese. Nel 1948 arriva a sostenere l’aggressione araba al nuovo Stato Ebraico che era stato votato dall’ONU. E su cui la GB si era astenuta. Rancorosa, declinante, nostalgica della potenza imperiale e coloniale perduta, vanagloriosa, dipendente dal petrolio arabo, l’Inghilterra ha ostacolato sempre con antipatia la causa nazionale ebraica. 

La Francia ha alternato simpatia e diffidenza verso Israele. La simpatia francese per lo Stato Ebraico era motivata, innanzitutto, dalla rivalità coloniale verso l’Inghilterra e dalla lotta feroce per la spartizione dell’Impero Ottomano che conteneva la Palestina. La Francia ha coltivato per un secolo un solo sogno: sostituire la Gran Bretagna in Medio Oriente. Anche la Francia ha sempre subito, dopo la seconda guerra mondiale, il doppio ricatto che ha condizionato per 60 anni le democrazie nel sostegno allo Stato Ebraico: il petrolio arabo e lo sforzo di contendere ai sovietici l’amicizia degli Stati Arabi;  numerosi, armati, ben più’ popolosi dello Stato Ebraico, minacciosi e ricchi di…petrolio.

Con i governi socialisti e fino a De Gaulle la Francia, con riluttanza, ha sostenuto lo Stato Ebraico in funzione anti inglese. Con De Gaulle tutto cambio’. Con la fine della guerra algerina inaugura la nuova ” politica mediterranea” francese: il riavvicinamento agli arabi ( ” numerosi, armati, minacciosi e…” Ricchi di petrolio” ) e il distacco da Tel Aviv. De Gaulle arriverà’ a riattualizzare i luoghi comuni dell’antisemitismo. Alle sue parole anzi, si deve la rilegittimazione, dopo la vergogna della Shoa’, del più’ trito dei luoghi comuni razzisti sugli ebrei: “…popolo d’elite, sicuro di se’ e dominatore”, come De Gaulle pubblicamente li definiva. L’antipatia gollista verso lo Stato Ebraico durerà’ fino a Mitterand. Ma non sarà’ rovesciata mai del tutto: gli interessi a un buon rapporto con gli Arabi, causa il petrolio, sono troppo forti pure per la Francia.
Gli Stati Uniti. La favola dice: la seconda nazione ebraica ( cinque milioni di ebrei americani ) e la Nazione più’ vicina allo Stato Ebraico. La favola. La realtà’ e’ più’ complessa. Poteva la Nazione delle Sette Sorelle, l’impero che sul petrolio ( arabo ) si e’ costruito, tra gli anni 30 e il dopoguerra, girare di colpo le spalle agli amici arabi? Non fu semplice e lineare il rapporto con il nuovo Stato Ebraico in Palestina. La diplomazia Usa, il Dipartimento di Stato, le lobbies del petrolio diffidavano della causa sionista. Solo la morte di Roosevelt, l’arrivo di Truman e la paura di un URSS filo sionista, determineranno la decisione Usa di votare a favore della risoluzione 181 dell’Onu del 1947 che legittimava la nascita dello Sato Ebraico in Palestina. Fosse dipeso dal Dipartimento di Stato Usa e dai signori americani del petrolio gli Usa avrebbero dovuto votare contro.

A differenza di quello che molti credono gli americani, per tutta la fase più’ acuta della guerra fredda ( dalla guerra di Corea alla crisi di Suez del 56 e fino a quella di Cuba e Berlino ) non si rassegnano all’allineamento arabo nel blocco sovietico. Diffidano delle velleità’ post-coloniali di Francia e Gran Bretagna. Ambiscono a sostituire gli Europei nel cuore degli Stati Arabi petroliferi. E vendono armi agli arabi nell’illusione di staccarli dall’Urss. E costruiranno negli anni, in alcuni dei paesi arabi più’ ricchi di petrolio ( Arabia Saudita, Quatar e Kuwait le loro basi militari più’ potenti ). Negli Stati Arabi e non in Israele. E in Stati Arabi ( Arabia Saudita, Emirati Arabi, Quatar ) che saranno il portafoglio e la mente ideologica della lotta araba “all’entità sionista”. Israele paga solo i prezzi della pelosa e ambigua politica americana fino agli anni 70. Gli Usa rifiutano, per quasi 20 anni, rapporti bilaterali privilegiati con Israele e non le forniscono i mezzi di difesa. Per evitare l’isolamento, Israele deve rivolgersi ( (invano) all’Europa. Tentando l’ingresso tra i membri associati della CEE. Ma il petrolio arabo e’ un richiamo ben più’ forte. E l’Europa compirà’ il misfatto di non accogliere tra i suoi membri l’unica democrazia europea del Medio Oriente ( mentre poi accoglierà’ gli stati post-comunisti ). Le cose tra Usa e Israele cambiano solo con la “guerra dei sei giorni” nel 1967. La Francia volta le spalle ad Israele. E gli Usa subentrano. Devono equilibrare le armi russe agli arabi e contrastare i sovietici. Capiscono che devono bilanciare l’influenza russa filo araba difendendo l’esistenza e la forza di Israele. Ecco la storia del rapporto tra Israele e le democrazie d’Occidente fino agli anni 70.

Poi verrà’ la ” crisi del petrolio” e la grande paura dell’Occidente. Nonostante l’aggressività’, la belligeranza, lo spirito guerrafondaio degli Stati Arabi, che hanno scatenato ben 4 guerre guerre nazionaliste e di conquista in Palestina ( perdendole tutte), essi riescono, grazie al petrolio, a condizionare la politica mondiale e quella delle grandi democrazie. Ne sono prova l’isolamento di Israele all’ONU, i voti contari di maggioranze di paesi dispotici, razzisti, violenti contro Israele. Cui solo gli Usa e solo dal 1967 e, spesso, con riluttanza, riescono ad opporsi. La storia e’ il contrario di quella che raccontano gli opuscoli dell’estrema sinistra:
-le grandi potenze occidentali hanno avuto un ruolo, spesso vergognoso, nei rapporti con Israele;
-Il petrolio arabo e’ stato la vera leva di forza degli arabi nel ricatto verso Usa, Francia, Inghilterra, Europa e nel promuovere l’isolamento internazionale di Israele;
Israele esiste e sta in piedi, esclusivamente, per l’eroismo del suo popolo e perché’, da solo, ha battuto sul campo le aggressioni continue dei suoi vicini arabi.

Dottor Umberto Minopoli
Presidente Dell’Associazione Italiana Nucleare

(Ringrazio il Dottor Minopoli per avermi concesso di pubblicare il suo articolo)

In risposta alla Sinigaglia: Ebrei italiani, come facciamo a tacere?

yom hazmaoutMi ero ripromesso di non rispondere a questa pagliacciata, messa in atto da una demente che non altro vuole che della notorietà.

Un mucchio di fandonie scritte su quelle fandonie su cui si basa l’anti sionismo dal 1967.

L’antisionismo è un business ed è un business anche abbastanza lucrativo: Politici ci speculano su a fini elettorali, basti notare i burattini del Mangiafuoco Grillo, o basti vedere i 99 Posse che se non cavalcassero l’onda “Palestinese” sarebbero già tutti in mezzo ad una via a lucidare scarpe.

Non sono da meno gli ebrei. Gli ebrei coloro che hanno il business nel sangue. Non mi si fraintenda, sono ebreo pure io, e sta volta ho deciso di non tacere.

Gli ebrei come questa demente della sinigaglia che cavalca l’onda “palestinese” per notorietà” . una notorietà veloce tra gli ebrei. Si guardi Moni Ovadia, un personaggio mediocre che non è mai riuscito a sfondare nello spettacolo, è riuscito a diventare popolare, in un certo ambiente di sinistra, chiamato spesso per le sue posizioni “palestinesi”. La cantante Noa; una cantante di cui non avevo sentito più parlare da 20 anni. Tutto d’un tratto si risveglia “pro palestinese” e tutti a parlare di lei.

Certo di ebrei mediocri ma non stupidi ce ne sono, e qualcuno si è riciclato nell’antisionismo. E faci le per un ebreo calvacare l’onda “palestinese”: “Un ebreo che parla male di Israele è sempre utile alla causa”.

Mi dica signora Guzzanti, ha mai pubblicato un articolo di un ebreo che giustificava la politica di Israele? Certo che no!!

Ed ecco che lei ha fatto il gioco della sinigaglia.. è una persona ignorante e senza scrupoli. Che mi quereli, mi fa solo onore. Questa donnucola ha scritto un mucchio di cavolate e che smonterò una per una.

La sinigaglia vive ancora nel 1945 dove esistevano due fazioni vestite di verde con elmetto che si fronteggiavano in guerra.

La sinigaglia (la s minuscola è un dovere) non ha voluto vedere che le strategie militari di Hamas sono ben diverse. Hamas certo non ha lo stesso potenziale militare di Israele proprio perché fortunatamente c’era un blocco che ha evitato che ad Hamas arrivasse di tutto.

La strategia di Hamas è di mischiarsi tra la gente, vestono in abiti civili, si fanno scudo con i bambini che possono acchiappare per strada. Lanciano missili da zone abitate, da scuole e da ospedali. Ci sono stati vari reportage di giornalisti coraggiosi che hanno mostrato il modus operandi di Hamas. Secondo questa ipocrita non vede che che Hamas minaccia e usa la forza affinchè gli abitanti di Gaza non evacuino gli edifici, dopo essere stati avvisati dall’esercito israeliano. L a strategia di Hamas è di fare morti tra i civili. Più morti si fanno meglio è per la propaganda. Ma cosa ne è per i civili uccisi dai missili lanciati da Hamas caduti in territorio della striscia uccidendone tanti? Cosa ne è per i civili forzati a costruire i tunnel e uccisi con la paura che potessero rivelare agli israeliani i tunnel. Almeno 160 bambini palestinesi sono morti costruendo questi tunnel.

Centinai a di Palestinesi uccisi perché ritenuti collaboratori di Israele. I media ne sono pieni di queste notizie… Come mai secondo voi ci sono palestinesi che collaborano con Israele? Forse perché i civili non sopportano più la dittatura sanguinaria di Hamas? Chiedetevelo!

Gli accordi di Oslo furono firmati ma non rispettati da Arafat. Il 10 Maggio del 94 in una Moschea di Johannesburg, Arafat disse: “gli accordi valgono quel che valgono, noi non ci fermeremo qui. Il nostro obiettivo è tutta la terra di Palestina, è Gerusalemme, la Jihad Continua e la Jihad ha bisogno di tutti i musulmani!”

A Camp David nel 2000 Ehud Barak aveva fatto la proposta che non si poteva rifiutare. Ma Arafat rifiutò. Clinton Criticò aspramente Arafat dicendo che: “Arafat ha mancato l’opportunità di offrire uno stato ai palestinesi!”

Quest accordo su una terra che non abbiamo rubato a nessuno. Una terra che vedeva pochi centri abitati fino al 1917. Un censimento del 1885 dell’impero ottomano stabili che gli ebrei erano la popolazione maggioritaria a Gerusalemme.

Una terra che Mark Twain definì nel suo libro “Innocents abroad: una terra desolata sufficiente mente ricca lasciata alla erba, una silente e triste terra, una desolazione, non vedemmo un solo essere umano per tutto il tragitto. Difficilmente vedemmo un albero o una pianta. Neanche alberi di olive e cactus amici di terre infertili, questa regione era quasi tutta deserto.” (The Innocents Abroad, p. 361-362).

Gli unici stati indipendenti nella regione furono il regno di Israele ed il regno di Giuda Dal 1100 avanti Cristo fino al 124 Dc. Quando l’imperatore Adriano sconfisse la resistenza Giudaica e per infliggere una punizione esemplare ribattezzò il regno di Giudea Palaestina, dal nome dei nemici eterni degli ebrei i Philastin.

Palaestina viene dall’ebraico dai Filistiei che voleva dire “Invasori”. Palaestina non ha nessun significato, né in greco, né in latino e né tantomeno in arabo.

I primi “Palestinesi” furono proprio gli sconfitti, quelli che il giorno prima erano sudditi del regno di Giudea. Non ci fu una fuga totale. Molti restarono nella regione e non partirono mai.

Tanti arrivarono nel medio evo per sfuggire alle persecuzioni dei papi. Altri nel 1800 per sfuggire alle persecuzioni dei Cosacchi. Poi negli anni 30 per sfuggire alle persecuzioni dei nazisti.

Il sionismo non è stato mai razzista né discriminatorio. L’apartheid è un’invezione grossolana. Già si deve considerare che l’unicos tato nel medio oriente che abbia assorbito i “profughi arabi” è stato Israele che ha dato la nazionalità a 1 milione e mezzo di arabi.

Ma non dimentichiamo gli 850 mila ebrei cacciati dal 1947 al 1967 dagli stati arabi, il famoso Pogrom. Dove gli ebrei da millenni residenti negli stati arabi furono costretti a scappare, trovando rifugio nello stato Israeliano.

Nel 1919 ci fu un Accordo Faisal Weizmann a Parigi. Il principe emiro Arabo Faisal scrisse a Weizmann “Sono molto grato per l’aiuto che il movimento sionista sta dando al mio popolo, la terra di Syria è grande (Mandato di Syria Palestina) e c’è posto per tutti e due i nostri popoli. Noi abbiamo tanto da imparare gli uni dagli altri. Io vedo con buon favore l’insediamento del popolo ebraico in queste terre, noi ne potremo avere che giovamento”.

Dal 124 quella terra è stata oggetto di dominazioni, Romani, Bizantini, Arabi, Turchi ed infine gli Inglesi… Una terra che ha visto deserto solo deserto… popolata solo Gerusalemme e pochi altri centri, tra cui Hebron, la città contesa.

Hebron viene dall’ebraico Hevron, HVR la stessa radice di amico, e questa città si trova nel cuore della Giudea… quella che voi chiamate Cisgiordania!

L’autrice del Libro “From time to Immemorial”, Joan Peters, racconta con prove documentate che ci fu una massiccia immigrazione araba nel mandato britannico dopo il 1918, dall’egitto, dall’arabia saudita dai paesi emirati. La maggior parte dei cognomi delle famiglie palestinesi sono riferiti alla loro provenienza: Al Baf dalla Turkia, Al Farsi Persiano, Al Masri Egiziano, Iraqi, dall’Irak, Tarabulsi da Tripoli Libanese, Hourani dalla Siria, Husseini dalla Giordania, Saudi dall’Arabia Saudita.

Il leader della OLP Yasser Arafat Nacque in Egitto con passaporto Egiziano, poi acquisì anche la cittadinanza giordana e fece parte del governo del Re Hussein. Walid Shoebat un altro esponente di spicco della OLP nacque in Giordania ed aveva passaporto giordano, dichiarò “Perché il 4 giugno del 1967 ero un cittadino Giordano, e la mattina dopo mi risveglia Palestinese?”

La Cisgiordania chiamata così solo dal 1947, quando la lega araba rifiutò la risoluzione ONU dei 2 stati e attaccò per distruggere Israele.

Ma Israele la Guerra la vinse. Nel frattempo i giordani invasero La Giudea e la Samaria e Gerusalemme Est e la ribattezzarono Cisgiordania regione del regno di Transgiordania.

Dall’altro lato L’Egitto occupò Gaza.

Durante la guerra i popoli arabi abbandonarono le terre per sfuggire alle rappresaglie della lega araba li forzava a combattere contro gli ebrei con la quale avevano vissuto in pace fino al giorno prima.

I palestinesi furono inventati nel giugno del 1967 come espediente per continuare a combattere gli ebrei.

Yasser Arafat nipote del famigerato gran Muftì di Gerusalemme Al Husseini, colui che si alleò con Hitler e fondo le SS Islamische Waffen per sterminare tutti gli ebrei.

Tornando ai nostri giorni. Un’organizzazione che si fa consegnare il cemento con la scusa di costruire ospedali e scuole invece costruisce tunnel, un’ organizzazione che spende i soldi degli aiuti umanitari in acquisto di armi e missili, (altro che giocattolo ieri due MT 75 sono stati lanciati su Tel Aviv e se non era grazie al Iron Dome ci sarebbero state enormi conseguenze tra i civili), un’organizzazione che ha nel suo statutto l’annientamento totale del popolo ebraico non può ricevere rispetto e non può essere usata come partner di dialogo. Voi ce li vedevate i Bielski o Mordechai Anielewitz trattare con i nazisti? Io no!!

Quasi 2 mla morti a Gaza. La lista dei morti è stata scritta da funzionari di Hamas… Credere che la lista sia esatta e che ci siano in mezzo tutti civili e bambini è da paese dei balocchi. L’esercito israeliano è stato il più preciso e attenzionato ad evitare vittime tra i civili. Telefonate, foglietti lanciati dagli aerei, avvertimenti con petardi sui tetti (il famoso roof knocking) prima del missile vero. Tutto per dare il tempo ai civili di mettersi in salvo.

Questa guerra non è stata scatenata per il rapimento dei 3 ragazzi. Un leader di Hamas in Cisgiordania è responsabile dei rapimenti.

Questa guerra è il risultato di Decine di migliaia di missili lanciati sulle teste dei civili dal 2006.

Gaza non è occupata. Fu unilateralmente abbandonata nel 2005. Israele lasciò ai gazaui le serre coltivate, per aiutarli nello sviluppo della loro economia. Israele nel 2005 contribuì più di qualunque altro stato a migliorare le condizioni della striscia di gaza. Risultato? Le serre tutte distrutte. Vittoria di Hamas e guerra civile con Fata h che causò Quasi 1000 morti anche bambini. Per poi cominciare a lanciare missili su Israele.

Vedendo ciò Israele chiuse i confini e praticò il blocco. Un blocco che aveva già fatto l’Egitto Un anno prima.

Se gaza è in questa situazione la colpa è al 100% di Hamas e dei palestinesi che l’hanno appoggiata.

Hamas nacque in Egitto per gli egiziani sul movimento dei fratelli musulmani, poi fu “esportata in Palestina per andare contro il potere economico egemone di Yasser Arafat.

Il muro di protezione costruito ha permesso di ridurre in maniera drastica gli attentati suicidi in Israele.

Spiegatemi perché quello deve essere illegale ma il muro di sicurezza in Marocco di 2 720 Km non lo è, il muro costruito in Corea del Sud per proteggersi dalla Corea del Nord? Il muro di più di 3 mila km costruito in India per proteggersi dal Pakistan?

La recinzione elettrica del Botswana per proteggersi dalle invasioni dello Zimbawe? Il Muro dell’Arabia Saudita contro lo Yemen a Sud e quello a Nord contro l’Iraq?

E la barriera costruita dai Turchi a Cipro? Turchi che hanno rubato la terra ai ciprioti?

Il muro del Pakistan contro l’Afghanistan? Il Muro che separa Gli Stati uniti dal Messico? Il Muro Elettrico eretto in Spagna da Javier Solana contro l’Immigrazione marocchina ?

Il muro che separa Belfast Protestante dalla Belfast Cattolica?

Se Gli ebrei hanno sentito un bisogno di andarsene a vivere insieme in Palestina è perché in Europa per 2 mila anni sono stati perseguitati, convertiti di forza e massacrati. Voi Europei che avete sulla coscienza milioni di vittime. In Africa, in America, in Europa stessa, con gli Armeni, Gli Ebrei, gli Zingari ed altri dovreste stare zitti e muti difronte a “solo 2 mila morti”. La vostra coscienza sporca ve lo impone!!

Quindi fatemi il piacere smettetela di scrivere cazzate sulla Palestina solo per ruffianate, business e notorietà. I primi a sputare addosso ai palestinesi siete voi.

Emanuele Gargiulo

Ps.: ricordiamo anche le varie persecuzioni degli ebrei nel mondo arabo (un grazie a Giors Cinquantasette per avermi dato la lista)

Cronologia delle principali persecuzioni subite dagli ebrei nei paesi arabi:
– 624- tribù ebraiche vengono sterminate da Maometto
– 628- gli ebrei di Khaibar (Arabia, oggi A. Saudita) devono versare tributi altissimi e ogni ebreo che compie 15 anni deve pagarlo.
– 700- intere comunità ebraiche vengono massacrate dal re Idris I del Marocco.
– 845- vengono promulgati in Iraq decreti per la distruzione delle sinagoghe.
– 845-861- El Mutawakil ordina che gli ebrei portino un abito giallo, una corda al posto della cintura e delle pezze colorate sul petto e sulla schiena.
– 900- col Patto di Omar gli ebrei vengono spegiativamente chiamati dhimmi. In base a tale Patto era proibito agli ebrei di costruire case più alte di quelle dei musulmani, salire a cavallo o su un mulo, bere vino, pregare a voce alta, pregare per i propri morti o seppellirli in modo da offendere i sentimenti dei musulmani. Dovevano portare abiti atti a distinguerli dai musulmani. Nasce qui e non in Europa il segno distintivo degli ebrei, e l’obbligo di portare pezze sugli abiti si diffonderà in tutti i paesi arabi
– 1004- Il Cairo: gli ebrei sono costretti a portare legato al collo un piccolo vitello di legno e in seguito palle di legno del peso di tre chili.
– 1006- Granada: massacro di ebrei.
– 1033- Fez, Marocco: proclamata la caccia all’ebreo. 6000 ebrei massacrati.
– 1147-1212- persecuzioni e massacri in tutto il nord Africa.
– 1293- Egitto e Siria: distruzione delle sinagoghe.
– 1301- i Mammelucchi costringono gli ebrei a portare un turbante giallo.
– 1344- Distruzione delle sinagoghe in Iraq.
– 1400- Pogrom in Marocco in seguito al quale si contano a Fez solo undici ebrei sopravvissuti.
– 1428- vengono creati i ghetti (mellaha) in Marocco.
– 1535- Gli ebrei della Tunisia vengono espulsi o massacrati.
– 1650- Anche in Tunisia vengono creati i ghetti, qui si chiamano hara (in arabo significa merda )
– 1676- distruzione delle sinagoghe nello Yemen.
– 1776- vengono sterminati gli ebrei di Basra, Iraq.
– 1785- massacri di ebrei in Libia.
– 1790-92- distruzione delle comunità ebraiche in Marocco.
– 1805-15-30- Sterminio degli ebrei di Algeri.
– 1840- persecuzioni e massacri a Damasco.
– 1864-1880- continui pogrom a Marrakesh
– 1869- massacri di ebrei a Tunisi.
– 1897- massacri di ebrei a Mostganem, Algeria.
– 1912- pogrom a Fez.
– 1934-il governo iracheno vieta agli ebrei lo studio dell’ebraico.
– 1936- In Iraq gli ebrei vengono esclusi dagli uffici pubblici e pogrom a Bagdad.
– 1938-44- Persecuzioni a Damasco; gli assassini diventano cronici.
– 1941- in concomitanza con la festa di Shavuot pogrom a Bagdad. E poi pogrom a Tripoli, ad Aleppo, ad Aden, al Cairo, ad Alessandria, a Damasco ecc. ecc.
Pogrom arabi in Palestina:
1 maggio 1921 gli arabi massacrano 47 ebrei e 146 feriti
Agosto 1929 Hebron e Safad: 133 morti 339 feriti
1936/1939 varie aggressioni a villaggi agricoli 557 morti
12/1947 28 morti (Hebron, Bersheba, Lod)
31/12/1947 39 morti Haifa
14/1 13/4/48 141 morti
E tutto questo prima della nascita di Israele!

Il Ministro Padoan: “Contro la crisi, ridurre i salari del 10%” (Per salvare l’Euro!)

Euro-vignettaGià nel 2012 Pier Carlo Padoan quando era ancora un economista dell’OCSE dichiarò che per uscire dalla crisi le riforme stutturali in Italia avevano giovato e che per consinuare su questa strada anti-crisi “ Ridurre gli stipendi aiuterebbe”. Le riforme strutturali adottate in Italia hanno già “confortato le prospettive di più lungo termine e devono proseguire,  una “riduzione dei salari, con lo scopo di allinearli maggiormente alla produttività, avrebbe per effetto di stimolare la competitività e di contenere l’aumento della disoccupazione”.”Riduzioni negli stipendi reali per renderli più conformi alla produttività potrebbero dare una spinta alla competitività e conterrebbero la disoccupazione.

Oggi che Pier Carlo Padoan è ministro dell’Economia del Governo guidato da Matteo Renzi, ha dichiarato di voler ridurre il salario dei lavoratori dipenti del 10%.

A questo punto Renzi & Co.mi devono spiegare come faranno a mettere 80 euro in più in busta paga e allo stesso tempo ridurla del 10%…. Renzi Mandrake!!!

Facciamo un gioco. Provate ad indovinare quale ministro delle finanze italiano ha messo in pratica queste riforme economiche per solidificare la moneta.

Il ministro in questione adottò una politica di privatizzazioni, riducendo il controllo dello stato nell’economia a favore del grande capitale di cui cercava il consenso. Queste misure avevano rilanciato l’economia, ma l’aumento delle importazioni, che erano maggiori  delle esportazioni, aveva causato un aumento dei prezzi e innescato l’inflazione.

Il ministro  ed il presidente del consiglio misero in pratica una politica di deflazione che fu possibile grazie al prestito di 100 milioni di dollari dalla banca statunitense Morgan.               Non ci fu un enorme ricorso a inasprimenti finanziari, ma il ministro puntò su una strategia economica che prevedeva la riduzione della domanda interna.

Per poter ridurre la domanda interna (ossia il potere d’acquisto del popolo) si applicò una riduzione dei salari tra il 10 ed il 20% e si mise in atto una restrizione della concessione del credito alle piccole e medie imprese.

Con la riduzione della domanda interna, il governo cercò di ridurre le importazioni. Risultato di questa politica fu che le piccole e medie industrie strozzate dalla contrazione del credito, fallirono o vennero assorbite dalle grandi. Ci fu di conseguenza una crisi dell’edilizia e una stagnazione della produzione che portò ad un aumento della disoccupazione.

Il risultato generale  dell’impatto sui cittadini italiani fu negativo  per colpa di una diminuzione del costo della vita, pari solo all’1,3%, che non compensò  la diminuzione dei salari del 10%,  colpendo soprattutto i ceti meno abbienti.

Allora avete capito chi è il ministro dell’economia in questione? Giuliano Amato? NO.

Padoa Schioppa? NO. Tremonti? No! Passera e Monti? NO!!!

Ve lo dico… Fu  Giuseppe Volpi, ministro delle Finanze dal 1925 al 1928, con presidente del Consiglio Benito Mussolini.

Queste riforme furono adottate per portare la Lira italiana alla famosa “Quota 90” sulla Sterlina britannica.

L’inflazione fece sprofondare la Lira a 155 contro la sterlina, la moneta più forte dell’epoca. Anche se gli industriali avrebbero preferito una quota verso i 120, ma le banche preferirono un cambio sui 90.

Se consideriamo oggi nel 2014,  il taglio della domanda interna messo in atto dal governo Monti con l’inasprimento delle tasse, con il taglio del credito alle piccole e medie imprese, e con ora l’idea di ridurre i salari del 10% (tra l’altro i salari italiani sono tra i più bassi d’Europa) ci ritroviamo con le stesse politiche finanziarie del Fascismo, ma sta volta è per salvare il culo all’Euro e al sistema economico elle Germania… Mi spiegate allora la differenza tra il Fascismo e la Democrazia?

Io continuo a dire che dall’Euro si deve uscire oggi, perchè domani, forse, sarà troppo tardi.

(Vignetta per gentile congession del sito ww.gr.rai.it)