L’ ennesima Risoluzione ONU contro Israele e il suo valore giuridico e legale.

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Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha votato il 23 dicembre 2016 una risoluzione (UNSC 2334) dichiarando illegali tutte le misure in termini di pianificazione territoriale, urbanistica, di insediamento o di sviluppo economico presi da Israele nei territori di cui ha preso il controllo dopo la guerra dei sei giorni. Questa risoluzione, che vale in particolare per tutti i quartieri di Gerusalemme che si trovano oltre la linea di demarcazione in vigore fino al 4 giugno 1967 – “Gerusalemme Est”, vale a dire i due terzi di questa città – è stata adottata da quattordici membri del Consiglio di Sicurezza su quindici. Il quindicesimo membro del Consiglio, gli Stati Uniti si sono astenuti. Quando risoluzioni simili erano stati presentati in passato, gli Stati Uniti si erano opposti con il veto, annullando completamente l’approccio. Questa volta, la risoluzione è valida.

C’è modo di pensare che l’amministrazione Donald John Trump, che succederà all’amministrazione di Barack Hussein Obama il 20 gennaio 2017, prenderà misure per impedire l’attuazione della risoluzione del Consiglio di sicurezza 2334 o imporre la sua abrogazione. Se questo fosse il caso, il modo più semplice per farlo è quello di sfidare non solo l’idoneità o la legalità di questa risoluzione – che, tra l’altro, vìola e svuota del suo senso una precedente risoluzione su cui pretende di appoggiarsi, la risoluzione del Consiglio di sicurezza 242 del 22 novembre 1967 – o l’attuale funzionamento delle Nazioni Unite (ONU), sempre più aberrante a riguardo della sua Carta, ma la legittimità di ogni azione che contestano la legittimità della presenza ebraica in Cisgiordania e a “Gerusalemme est”.

La risoluzione del Consiglio di sicurezza 2334, come la maggior parte altre dichiarazioni o risoluzioni delle Nazioni Unite o di altre sedi internazionali che affermano di porre fine “all’occupazione israeliana” in Cisgiordania e a “Gerusalemme Est” e di difendere “i diritti del popolo palestinese”, afferma in modo assiomatico che Israele è in questo caso l’occupante militare di questi territori che sono a lui sono stranieri e su cui non ha nessun diritto. Ora questa affermazione è falsa.

Infatti, secondo il diritto internazionale, la Cisgiordania e “Gerusalemme est” appartengono ancora, 23 dicembre 2016, alla Palestina, come è stata creata da una dichiarazione delle grandi potenze, adottata in occasione della Conferenza di San Remo, il  25 Aprile 1920, e da un mandato della Società delle Nazioni (SDN) adottata il 24 luglio 1922. Questa Palestina è esplicitamente descritta in questi documenti come il “focolare nazionale del popolo ebraico”. E lo Stato di Israele dal 1948 è l’unico successore legale. Qualunque siano poi i secondi fini strategici o politici degli inglesi, delle altre grandi potenze e dei membri della Società delle Nazioni (SDN), quale sia stato,  in seguito, il loro atteggiamento, la loro creazione sotto egida di una Palestina/Focolare nazionale ebraico, e quindi, a termine di uno stato di Israele, è pienamente valida ai sensi del diritto internazionale pubblico, e quindi irreversibile. Ciò è dovuto per tre ragioni. In primo luogo, la Gran Bretagna e le potenze alleate esercitavano un’autorità legittima e assoluta sulla Palestina quando presero tali decisioni. Per diritto di conquista, che è di per sé è sufficiente, e da trattato: la Turchia ha rinunciato a questo territorio tre volte: nell’ armistizio firmato nel 1918, nel trattato di Sevres 1920, e, infine, nel trattato di Losanna del 1923, che sostituisce il precedente. Mentre il testo di Losanna è stato formalmente firmato nel luglio 1923, dopo la promulgazione del mandato; il governo turco dichiarò nel 1922 che contestava il trattato di Sevres solo a proposito dell’ Anatolia, accettando invece le sue disposizioni su altri territori che erano parte fino al 1914 dell’impero ottomano, a partire dal Levante.305

Quindi la potenza o un gruppo di potenze che controllano legittimamente un territorio e ne dispone della sua volontà. Questo principio non è soggetto ad alcuna restrizione né prima né durante la prima guerra mondiale. Dal Trattato di Versailles del 1919, la sua attuazione è temperata da un altro principio di autodeterminazione dei popoli. Ma esso resta in vigore per l’essenziale: l’autodeterminazione è ritenuta a priori auspicabile ma non ha mai avuto un carattere vincolante né obbligatorio, e può anche essere rifiutato (questo sarà il caso dell’Austria di lingua tedesca, per cui il trattato di Versailles bandito nel 1919, per unirsi alla Germania). La Gran Bretagna, le potenze alleate e la Società delle Nazioni sono legalmente in grado di creare qualsiasi entità nei territori in cui la Turchia si è dismessa e assegnarla a qualsiasi signore o gruppo umano. Ed è quello che hanno fatto, attraverso la definizione di diversi paesi arabi (Siria e Libano, Iraq, Transgiordania) e uno Stato ebraico (Palestina); l’installazione a capo di alcuni di questi stati sovrani (Faisal in Iraq, Abdullah in Transgiordania) oppure riservando altro implicitamente o esplicitamente, ad una particolare comunità etno-religiose (cristiani in Libano, drusi e alawiti in parti della Siria, gli ebrei in Palestina); rinunciando a creare uno stato armeno in Anatolia orientale, o di uno stato curdo ai confini dell’Anatolia e della Mesopotamia; costringendo arbitrariamente diversi gruppi etnici e le comunità a vivere nello stesso stato in Iraq.

Infine, una potenza o gruppo di potenze possono avere un territorio in due modi: negandole ogni personalità, attraverso annessione o stato di dipendenza completa; o con la concessione. Nel primo caso, si può imporre successivamente, e quasi all’infinito, ogni tipo di statuto. Nel secondo, non può tornare allo stato originariamente concesso. I territori non europei conquistati dagli alleati della prima guerra mondiale rientrano tutti in quest’ultima categoria: le colonie e le dipendenze tedesche africane e del Pacifico e i possedimenti levantini, in Mesopotamia dell’ Impero arabo ottomano. Sono stati tutti costruiti da ” territori mandatari” ad avere una propria caratteristica e aspiranti all’indipendenza in base al loro “livello di sviluppo”. Un mandato è uno strumento con cui una persona (il mandante) incarica un altro (il mandatario) per eseguire un’azione. Per estensione, può anche essere uno strumento per cui un adulto, tutore legale di un minore, incarica un altro adulto per eseguire un’azione a beneficio del suo pupillo. Questa è esattamente la situazione descritta dalla Carta della Società Delle Nazioni quando si creano “territori mandatari” ai sensi del Trattato di Versailles. Articolo XXII della Carta afferma: “Nelle colonie e territori che a causa della guerra, non sono più sotto la sovranità degli Stati che hanno governato in passato e le cui popolazioni non sono ancora in grado di governarsi -applicheremo il principio secondo il quale il benessere e lo sviluppo di quelle civiltà è una missione civilizzatrice sacra … il modo migliore per compiere questa missione sarà di affidare la tutela di queste popolazioni alle nazioni più avanzate … “poi distingue i territori mandatari che potrebbero accedere rapidamente a un’esistenza indipendente (e saranno qualificati in seguito “Mandati di classe A”), altri in cui esso può essere raggiunto solo in un futuro più lontano ( “classe B “) e alcuni, infine, che per qualsiasi altra ragione, tra cui la mancanza di una popolazione sostanziale, può essere somministrato in pratica come parte integrante del territorio della potenza obbligatoria (” classe C ” ).

La Palestina, come tutti i territori ottomani in precedenza, fa parte della classe A. Lo stesso testo del mandato non lascia alcuna ambiguità sulla popolazione per i quali la tutela è organizzato in termini politici e deve quindi in ultima analisi, deve disporre di uno stato indipendente: è esclusivamente il popolo ebraico (articoli II, IV, VI, VII, XI, XXII, XXIII), anche se i diritti civili delle altre popolazioni o comunità, arabe per la maggior parte, sono espressamente garantiti .   Questa decisione non ha nulla di arbitrario o ingiusto, nella misura in cui gli altri mandati sono stabiliti allo stesso tempo a favore degli arabi dal Levante e della Mesopotamia, su territori più ampi. Ma anche se fosse arbitraria o ingiusta, o se la popolazione non ebraica non è stata consultata o non gli è stato permesso di esercitare il diritto all’autodeterminazione, sarebbe ancora perfettamente legale. Come la Corte internazionale di giustizia ha richiamato costantemente, in seguito, circa cinquant’anni dopo, nel 1975, a proposito del Sahara occidentale, dove la Spagna intendeva rinunciare alla sovranità a favore del Marocco e della Mauritania, senza consultare la popolazione locale: “la validità del principio di autodeterminazione, definito come la necessità da tener conto della volontà liberamente espressa dai popoli, non è influenzata dal fatto che in alcun caso l’autorità internazionale si è esonerata di organizzare una consultazione degli abitanti di un determinato territorio. Queste decisioni sono basate sia sulla considerazione che la popolazione in questione non costituiva un popolo ‘con il diritto all’autodeterminazione o sulla convinzione che una consultazione non era necessaria a causa di alcune circostanze “.

Una volta che la Palestina con una personalità in diritto pubblico internazionale è stabilita come un focolare nazionale ebraico, nessuno, né il potere coloniale britannico, né le potenze in generale e, in particolare, né le Nazioni Unite come erede e successore della Società delle Nazioni dal 1945, non può spogliarla di queste caratteristiche. Questa è un’applicazione del più antico e più fondamentale principio di diritto internazionale pubblico: i trattati assolutamente e irrevocabilmente legano gli Stati a concluderli, e hanno la precedenza sulle loro leggi nazionali. O come il latino adagio pacta sunt servanda ( “E ‘la natura del Trattato di essere pienamente eseguito”). E ‘anche la conseguenza dell’articolo 80 della Carta delle Nazioni Unite, in cui si afferma che le disposizioni relative al paese sotto la supervisione internazionale non possono essere cambiate. Solo il destinatario dell’Ordine – il popolo ebraico – può liberamente e volontariamente rinunciare a ciò che gli è stato concesso. (Va notato, per inciso, che la legittimità ontologica di trattati e la creazione di decisioni sovrane degli Stati membri o il fissaggio delle loro frontiere, senza alcuna considerazione logica o etico si applica a tutte le entità del diritto internazionale. La maggior parte degli stati dell’Europa centrale e Balcani sono stati creati in modo arbitrario e non senza varie ingiustizie da parte del trattato di Versailles del 1919, poi cambiato non meno arbitrariamente e in virtù di una giustizia non meno relativa, dai vincitori del 1945, praticamente tutti gli attuali stati del Vicino e Medio Oriente, Asia del Sud, Sud-Est asiatico, Africa e Oceania sono stati arbitrariamente e ingiustamente spesso modellati dalle potenze occidentali nel sistema coloniale che ha prevalso fino agli anni 1940-1970. Tuttavia, l’esistenza di questi stati e la permanenza di questi confini si svolgono inviolabile.)

swu-landIn effetti, la politica realmente condotta dagli inglesi in Palestina nel 1923 e fino al 1947 sembra essere stata destinata a portare gli organi rappresentativi del popolo ebraico in generale, a cominciare con l’Organizzazione Sionista Mondiale e il popolo ebraico palestinese in particolare, a rinunciare volontariamente ai loro diritti in Palestina. E ha riscosso notevole successo: questi corpi hanno accettato o tollerato successivamente amputazione della Transgiordania orientale e la Palestina nel 1923, varie restrizioni all’immigrazione ebraica, i progetti di “partizione” della Palestina orientale, tra il Mediterraneo e il Giordano – il Piano Peel 1937, il Plan 1938 Woodhead – l’indipendenza della Transgiordania nel 1946. senza l’iniquo Libro bianco del 1939, che non pretendeva più di sviluppare il Mandato con la collaborazione più o meno forzata e vincolata degli ebrei, ma per abolirla, gli ebrei palestinesi non avrebbero probabilmente commesso dal 1939 per alcuni, e dal 1945 per altri , un’azione politica e militare per la trasformazione della Palestina mandataria in stato ebraico sovrano .   Questa azione politica e militare porta la Gran Bretagna a rinunciare il 2 aprile 1947 al mandato sulla Palestina. Il 29 NOVEMBRE 1947, gli organi di rappresentanza ebraici accettano un piano di spartizione della Palestina occidentale in tre entità – lo Stato ebraico, arabo e zona internazionale provvisoria (separatus corpo) Gerusalemme – elaborata da una commissione delle Nazioni Unite, e ratificata da l’Assemblea generale della stessa organizzazione. Se i rappresentanti arabi di Palestina e gli organismi rappresentativi dei paesi della Lega araba avessero dato il loro accordo, i diritti degli ebrei su tutto il territorio della Palestina, come era stato affermato dagli atti internazionali di 1920 e il 1922 , sarebbe stato infine limitato al solo stato ebraico e quindi ben definito e in misura minore in Gerusalemme.

Ma né le istanze palestinesi né arabe dei paesi della Lega araba hanno accettato il piano delle Nazioni Unite. Ora il diritto pubblico internazionale prevede una situazione del genere: la natura di un trattato deve essere eseguito, un trattato che non è, in seguito al ritiro o il fallimento di una delle parti in causa, è reputato nullo e vuoto, e la situazione giuridica anteriore, lo status quo ante, viene rinnovata. Come osservato in un telegramma al Ministero degli Esteri di un diplomatico francese a Gerusalemme durante la guerra 1947-1948, le disposizioni del 1923 del Mandato tornano quindi “la legge del paese”. Esse “si adempiono” immediatamente in Israele, e sia nel territorio assegnato agli ebrei dal piano di spartizione del 1947 nelle aree conquistate nel 1948 su quello che sarebbe stato stabilito come Stato arabo o zona internazionale di Gerusalemme come il nuovo stato è stabilito per il bene e nell’interesse del popolo ebraico sotto il mandato, tra cui l’immigrazione. Rimangono in vigore, anche se “incompiute” e sospese sine die, nelle zone che passano sotto il controllo degli Stati Arabi: la maggior parte della Cisgiordania e zone settentrionali, est e sud di Gerusalemme, occupate dalla Transgiordania (che prendono questa occasione il nuovo nome dei giordani); e Gaza, occupata dall’ Egitto.

Nel 1949, Israele ha firmato il cessate il fuoco con tutti i suoi vicini. Tali accordi dovevano essere seguiti da trattati di pace. Ma il sovrano arabo più disposto a un tale sviluppo, il re Abdullah di Giordania venne assassinato nel 1951. I suoi successori – il figlio Talal e il Consiglio di Reggenza che ha preso il potere nel 1952 – interrompono i negoziati. In Egitto, il regime fascista, introdotto da Gamal Abd-el-Nasser nel 1953, rifiuta qualsiasi normalizzazione con Israele. Altri paesi arabi si irrigidisco a loro volta. Fu solo nel 1979, trent’anni dopo il cessate il fuoco di Rodi, dieci anni dopo la morte di Nasser, e dopo diversi grandi guerre, un primo trattato di pace arabo-israeliano sarà finalmente firmato a Washington: tra Israele ed Egitto. Un secondo trattato con la Giordania sarà firmato nel 1994, quarantacinque anni dopo Rodi.

palestina-47-48 La logica del 1947 si applica al 1949. Se dei trattati di pace avessero confermato il cessate il fuoco, a partire dal 1950, e trasformato le linee di armistizio (la “linea verde”) a confine internazionale, le disposizioni di cui mandato del 1923, rianimate a causa della mancata attuazione del piano di spartizione, sui sarebbero sicuramente estinte nel West Bank, il settore giordano di Gerusalemme e Gaza; Israele non avrebbe potuto più esercitare alcuna pretesa su questi territori. Ma in assenza di un trattato di pace, lo stato ebraico conserva le sue prerogative. Quello che rivela bruscamente la guerra dei sei giorni, che, nel 1967, gli consegna i tre territori contestati, le alture siriane del Golan e il Sinai egiziano, rispettando nella pratica e in sostanza agli obblighi di un “potere occupante “, come definito dalle convenzioni di Ginevra, gli israeliani ricordano che sono titolari di diritti di primo piano in tutta la ex Palestina Mandataria. Essi consentono di riunire Gerusalemme sotto la loro autorità, ma anche di “attuare” gli insediamenti civili israeliani in Cisgiordania e a Gaza. Sotto un regime di occupazione militare semplice, questo potrebbe costituire una violazione della Quarta Convenzione di Ginevra. Data la natura giuridica originaria della Palestina, è piuttosto un atto legittimo. Mentre può essere considerato politicamente e geo-politicamente, di essere “inopportuno”.

Molti giuristi di rilievo sono d’accordo con questa analisi: tra cui l’American Eugene Rostow, ex decano della Yale Law School, e l’ex vice segretario di Stato sotto l’amministrazione Johnson, e l’australiano Julius Stone, uno dei massimi esperti di diritto internazionale del XX secolo. Questo porta i paesi in cui la legge stessa ha un ruolo nel dibattito politico, compresi gli Stati Uniti, a riconoscere esplicitamente i diritti delle persone eminenti del popolo ebraico sul primo mandato della Palestina – Il Congresso degli Stati Uniti voterà nel 1995, sotto l’amministrazione Clinton, una legge che richiede l’installazione del ambasciata degli Stati Uniti in Israele a Gerusalemme – o almeno riservando il loro parere, parlando di “territori contesi” (Disputed Areas) piuttosto che “territori occupati” (Occupied areas). Questo impedisce, in caso contrario, il voto di possibili sanzioni contro Israele nelle organizzazioni internazionali qualora i nemici dello Stato ebraico – paesi arabi o musulmani, paesi comunisti fino ai primi anni 1990, i cosiddetti “non allineati “- disponendo per tanto di “maggioranze automatiche “. Tuttavia, gli israeliani hanno a lungo esitato a portare i loro diritti, nel cuore del loro argomenti diplomatici sulla questione dei territori conquistati nel 1967.

La loro motivazione principale a questo proposito, ha lunga tradizione di politica interna. Questa domanda è stata utilizzata fino al 1993 agli accordi di Oslo, anche fino al ritiro da Gaza nel 2005, una demarcazione simbolica tra una destra populista o religioso, decisa a rivendicare i diritti, e una sinistra laica elitaria, pronta per la resa in cambio della pace: anche se i politici, diplomatici e giuristi di sinistra o di centro-sinistra abbiano temuto che, enfatizzando il concetto di diritti eminenti  di fare il gioco dei loro avversari di destra o di centro-destra . Una seconda motivazione è tecnica: gli israeliani hanno trovato più facile da far valere per l’ex settore giordano di Gerusalemme, la West Bank e Gaza, uno status territorio allo stato indeterminato. In effetti, l’annessione dei primi due territori a Jordan non è mai stata riconosciuta dal diritto internazionale tra il 1949 e il 1967; e territorio terzo, a Gaza, è stato collocato nello stesso periodo in un semplice amministrazione egiziana. Ma in realtà questa dottrina alternativa si riferisce implicitamente ai diritti eminenti, sostenendo Israele in quei territori, oltre che il suo diritto indiscutibile di “occupante belligerante” in seguito alla guerra del 1967, “diritti anteriori” su tutta la Palestina Mandataria.President Obama Meets With Israeli Prime Minister Netanyahu

Nel gennaio 2012, il governo israeliano ha chiesto una commissione speciale per esaminare lo status giuridico della Cisgiordania e delle località ebraiche che vi sono state istallate dal momento del cessate il fuoco del 1967. Conosciuto con il nome di Commissione Levy dal nome del suo presidente, Edmund Levy, ex giudice della Corte Suprema di Israele, ha mantenuto in modo esplicito, in un rapporto del 21 giugno 2012 e pubblicato il 9 luglio dello stesso anno, la dottrina dei diritti eminenti stato ebraico in Cisgiordania, e quindi la legalità assoluta delle sue località ebraiche. Il documento è stato poi esaminato e approvato dall’Ufficio del consigliere giuridico del governo, un’ organizzazione paragonabile, dai suoi poteri e l’autorità, al Consiglio di Stato francese. Nel fornire sostegno a una risoluzione del Consiglio di sicurezza 2334, il presidente Obama dà al suo successore, il presidente Trump, l’opportunità di ridefinire chiaramente la dottrina diplomatica degli Stati Uniti sulla Palestina. E di richiede semplicemente il rispetto della legge.

Articolo di  Michel Gurfinkiel

(Tradotto in italiano da Emanuele Gargiulo dal sito http://www.michelgurfinkiel.com)

 

Michel Gurfinkiel è il presidente dell’Istituto Jean-Jeacques Rousseau, istituto européo degli studi e ricerche specializzato nelle questioni strategiche e geo-politiche. Mmbro dello Shillman/Ginsburg Fellow al middle East Forum.

Gurfinkiel è anche giornalista, commentatore e scrittore

L’Europa come i nazisti, e l’Euro come il Marco? Si, Di Battista ha ragione!

Napolitano Presidente, la protesta davanti a MontecitorioL’attacco, che l’Onorevole Di Battista ha subito dal PiDiota Stefano Pedica, è di quelli a basso costo propagandistico sinistroide; insulti gratuiti e senza contenuti pratici.

In poche parole: è come se gli avesse detto: ” Tu non la pensi come noi del PD, quindi tu devi essere sicuramente un deficiente e un imbecille!” Odio e ho sempre odiato questo carattere della sinistra che mi ripulsa.

Tengo a precisare che sono sempre stato onesto intellettualmente e non ho mai attaccato gratuitamente e alla cieca  il M5S, in quanto tale, quindi sta volta mi tocca difendere il Dibba.

Ma ribadisco che non sono grillino, e il M5S mi sta antipatico, e di più mi stanno antipatici Di Battista e Di Stefano, che a mio avviso di politica estera non ne capiscono nulla. Ma quando hanno ragione, hanno ragione e c’è poco da fare.

Come riportato da repubblica oggi (Venerdi 13 Marzo):
L’attacco, nemmeno troppo velato, è alla Germania della cancelliera Angela Markel.

Intervenendo ad un Protests-Athens-Merkel-Sa-008convegno dal titolo evocativo – «All’Alba di una nuova Europa» – il deputato del Movimento 5 Stelle, Alessandro Di Battista, torna a puntare il dito contro l’euro: «Tutto quello che ci dicono che potrebbe succedere se uscissimo dall’euro, sta già succedendo. «Dicono che se usciamo dall’euro ci sarà disoccupazione, perdita di potere di acquisto da parte dei cittadini o di potere industriale dell’Italia, tutto questo in realtà sta già succedendo restando nella moneta unica».
L’euro non è una moneta nostra. Noi stiamo nel marco, non nell’euro. Poi continua “bisogna lasciare il «nazismo centrale nordeuropeo» che «produrrà sempre più schiavi» a danno dei «paesi del Sud Europa».

Ci sono diversi modi per uscire dall’euro: iniziamo a contrastare questo mantra». Di Battista ha rilanciato quindi il referendum per uscire dall’euro su cui M5S sta raccogliendo le firme.

Per queste affermazioni il pidiota Pedica insulta e sbeffeggia Di Battista con un “mauvais gout” da sinistra borghese radical chic, che a me non è andata giu.

Vediamo di dare ragione al Dibba su alcuni argomenti e zittire Pedica con un po’ di storia dell’Unione Europea:

Suggerisco al caro deputato del PD un documento redatto nel 1942 in Germania da membri del governo nazista: “The Europäische Wirtschaftsgemeinschaft” ossia “La Comunità Economica Europea”. Questo documento redatto dal ministro dell’economia di Hitler, Walther Funk e da altri professori di economia tedeschi consulenti di Hitler, dettagliava tutte le tematiche poi affrontate nel trattato di Roma del 1957.

Tutto nasce però il 9 maggio del 1938, quando Hitler e Mussolini si incontrano a Roma per decidere il processo di costruzione della nuova Europa. Per i Negoziati con gli Italiani, il Furher nomina un eminente giurista del regime nazista, Walter Hallstein.
Hallstein fu arruolato anche come ufficiale dell’esercito nazista sul fronte francese, dove fu catturato dagli alleati nel 1944, e portato negli USA come prigioniero di guerra.
L’idea dell’Europa promossa da Hallstein prevedeva un nuovo processo politico che abolisse le democrazie, fallimentari e causa dei mali d’Europa secondo i nazisti. L’abbattimento delle frontiere, per fare in modo che tutti i lavoratori europei potessero circolare liberamente, dove il commercio potesse essere libero. Tutto, però, sotto il controllo tedesco e italiano, con una centralizzazione economica e finanziaria a Berlino.

hallsteinIl documento del 1942 del ministro Funk riprende la concezione di Walter Hallstein, integrando in questa fase un controllo monetario a trazione Reich Marc (Marco tedesco nazista).
Perchè i nazisti hanno voluto un’Europa unita economicamente e centralizzata in Germania?
Hallstein non fu solo. Con lui collaborò anche Carl Friedrich Ophuels, un giurista che si occupava dei termini legali dei brevetti della IG Farben. Ophuels ce lo ritroveremo, poi dopo la seconda guerra mondiale come membro diplomatico di spicco della Germania Ovest. Si occupò della divisione delle due Germanie e delle relazioni con gli altri stati europei.

La IG Farben Consorzio è stata costituita nel 1925 da Bayer , BASF , Hoechst e alcune aziende chimiche tedesche più piccole . E ‘stata la più grande società al mondo nei settori emergenti di coloranti [ ” Farben ” in lingua tedesca] , prodotti chimici , farmaceutici, materie plastiche e altri prodotti sintetici brevettati .
La società che aveva finanziato la prima guerra mondiale, e poi l’ascesa del regime nazista per controllare il mercato europeo, ponendosi l’obiettivo esplicito per l’industria chimica tedesca a ” governare il mondo ” .

Nel 1957 a Roma si incontrano i rappresentanti politici di Francia, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Germania e Italia, per firmare il primo trattato che sancirà la nascita della prima Comunità Economica Europea.
Indovinate chi fu il firmatario per la Germania? Un certo Walter Hallstein!!!!

Hallstein non solo condusse e firmò il trattato di Roma, diventando uno dei 12 padri della CEE, ma divenne anche il primo presidente della CEE dal 1958 al 1967.
In pratica i nazisti hanno vinto la guerra perdendola!!! Siamo all’assurdo!

Ora vediamo come funziona l’Europa? La commissione Europea è nominata dai capi di stato Europei ed è soggetta ad un voto di approvazione del parlamento Europeo, ossia i partiti che fanno capo ai governi nazionali che hanno scelto il presidente della commissione.

La commissione europea ha un ruolo di controllo sulla legiferazione del parlamento europeo, e dirige oltre i 54 mila dipendenti dell’Unione Europea. E il popoli europei in tutto questo?
Fatevi una domanda: “Come fanno 700 e passa parlamentari a controllare l’operato di 54 mila burocrati al saldo della commissione europea che a sua volta controlla il parlamento?

Chi decide veramente avallando le nomine dei commissari europei?

Il gruppo Bilderberg. Il gruppo creato dalla famiglia Rockefeller negli anni 50. I Rockefeller sono una famiglia americana di origine tedesca, molto ricca e potente. Hanno basato la propria fortuna sul petrolio attraverso il gruppo “Standard Oil”, e poi attraverso il controllo della banca Chase Manhattan. Al contrario di quanto si possa pensare, i Rockefeller non sono ebrei, ma al contrario erano antisemiti. Per esempio John D. Rockefeller, da devoto Battista ( che erano noti per la loro avversione agli ebrei) si alleo con il banchiere J.P. Morgan, finanziando vari progetti per limitare la crescita economica di alcune famiglie ebree americane.
Il gruppo Bilderberg fu poi supportato e finanziato anche dalla Ford Foundation di Harry Ford (noto anche per il suo antisemitismo).

Tornando all’Euro, Di Battista ha ragione quando dice che i mali descritti da un’ipotetica uscita si stanno già avverando. In effetti è in atto una politica economica e monetaria che porta alla distruzione della domanda interna, per ridurre i costi delle importazioni. Questa politica serve a controllare i tassi di cambio che hanno definito l’Euro, e quindi a tenere a galla la moneta unica.volpe e musso

La stessa politica fu adottata nel 1924 dal ministro dell’economia del governo fascista, Giuseppe Volpi, presidente della Confindustria e noto esponente della massoneria veneziana.
Il piano economico fu poi conosciuto sotto il piu famoso soprannome di “Quota 90”.
Nel 1922 La lira era a 160 Lire contro la sterlina, che all’epoca era la moneta dominante.

Il governo fascista volle portare il tasso di cambio a 90 lire per una sterlina. E Per fare questo per primo si fece prestare 100 milioni di dollari dalla JP Morgan ( gli amici dei Rockefeller), poi ridusse i salari del 20%, per ridurre la domanda interna e importare di meno. Poi ci fu la famosa battaglia del grano, per aumentare la produzione interna. Il credito bancario fu negato alle piccole e medie imprese, lasciandole fallire, e favorendo la grande industria.
Sebbene il governo porto’ il tasso di cambio a 90 lire, nel paese i benefici non se ne videro molti: la disoccupazione era aumentata, sebbene i prezzi dei beni di consumo erano diminuiti, non riflettevano la riduzione dei salari del 20%. Le piccole e medie imprese fallirono riducendo la produzione del made in Italy.
Questa politica vi dice qualcosa? Beh se si è perché è la stessa politica adoperata oggi per tenere su l’Euro.

Dove non sono d’accordo con il M5S è questo ostinarsi su un referendum consultivo che è incostituzionale e non passerà mai.

Col PD al governo l’unico modo per uscire dall’Euro è la fine della moneta unica.. ma uscendo per colpa di una drastica fine, a questo punto, forse, gli analisti fatalisti avranno ragione!

 

REFERENZE

Repubblica.it, M5S, Di Battista contro la Germania: «Schiavi del marco, nord Ue nazista», 13 marzo 2015, redazione online
Walther Funk, “The Europäische Wirtschaftsgemeinschaft – Berlin 1942” (The European Economic Community – Berlin 1942)
P.A. Taylor, A. Niedzwieski, M.Rath e A. Kowalczyk, “The Nazi root of Brussels EU”
http://www.europa.eu, “Funzionamento della UE: Istituzioni e altri organi dell’UE”
http://www.en.wikipedia.org “Walter Hallstein”
Emanuele Gargiulo, 2014, The Euro Currency and the History of Monetary Economics, Paperback

L’EURO: Come uscire da un fallimento annunciato?

Euro-vignettaHo ascoltato l’intervista del deputato e vice presidente della Camera dei 5 Stelle Luigi di Maio, e mi sono cascate le braccia. Un altro che parla do cose che non conosce, almeno studiasse prima, consultasse qualche vero economista. Invece no si deve cavalcare l’onda del NO EURO, e si può raccontare di tutto tanto il popolo italiano non capisce nulla.

Non sto a commentare le ulteriori baggianate dette da Di Maio sull’euro.

Ora detto questo uscire dall’euro è fattibile ma bisogna far eun’analisi concreta dei potenziali rischi e di come poterli evitare.

Per primo bisogna capire cosa è l’Euro e perchè sta fallendo:

Robert Mundell, un economista canadese, ha sviluppato una teoria sulle monete uniche, the OCA Theory,(Optimum Currency Areas) Teoria delle Aree valutarie ottimali che spiega come più nazioni possano adottare una moneta unica. Questo studio è valso a Mundel il premio Nobel nel 1999.

In breve la teoria Mundell dice che diverse regioni geografiche (chiamateli se volete stati) per poter adottare una moneta unica devono rispettare i seguenti criteri:

– Politica economica unica (federale)
– Sistema pensionistico unico (federale)
– Sistema fiscale unico (tasse federali)
– Sistema finanziario unico ( condivisione del debito e mercato unico dei bonds)
– Unica lingua ( per poter permettere la mobilità dei lavoratori da una regione in crisi verso un’altra più ricca.

Questi criteri sono anche i parametri che tengono legati una nazione alla moneta unica..

La regione economica ottimale che pienamente rispecchia queste regole sono gli USA!

Ma vediamo a casa nostra: Questi criteri non esistono nell’UE e vediamo perchè.
Quando si pensò all’Euro ci furono du analisi monetarie in merito: la prima fu quella fedele alla teoria di Mundell, che voleva che l’Unione europea adottasse delle politiche economiche, finanziarie e fiscali di tipo federale, in maniera da consolidare la moneta unica.

La seconda analisi, quella supportata dalle multinazionali, preferiva una costituzione della moneta unica ed in seguito degli aggiustamenti economico politici ti tipo federale.
Ossia costruiamo il palazzo e piano piano ci mettiamo le fondamenta!

Dal 1999 queste fondamenta, ossia le politiche economiche, finanziarie e fiscali di tipo federale non sono mai state neanche considerate.
Per esempio la Germania rifiuta la costituzione di un mercato unico dei titoli di stato, i famosi eurobond, per poter condividere il debito europeo a tutti gli stati.

Allora cosa ci lega alla moneta unica e alla UE?

Nel caso dell’Euro, noi abbiamo solo concesso la nostra sovranità monetaria alla BCE (Banca Centrale Europea), ossia di battere moneta, lasciandogli decidere, quanto denaro stampare e a che tasso prestarcelo.

Ma vediamo quanto ci costa questo scherzo:

L’Italia, come ogni membro UE contribuisce con l’1% del pil nazionale. Nel 2013 abbiamo versato alla UE circa 15 miliardi di euro, per poi riceverne solo 9 come incentivo per progetti che, in teoria, avrebbero dovuto aiutare la nostra economia! Ma è ancora peggiore negli anni prcedenti: rispetto al contributo versato, l’Italia ha perso 5,4 miliardi nel 2012, addirittura 7,4 nel 2011, ben 6,5 nel 2010. In dieci anni abbiamo versato alla UE 159 miliardi di euro, provenienti dalle tasse degli italiani e ne abbiamo riceviuti appena 104. Alla fine dei conti, l’Italia in 10 anni ha perso 55 miliardi.

Questo a causa della cattiva gestione politica sia a livello nazionale e regionale. I peggio è che di questi finanziamenti assegnati, l’Italia a malapena ha speso il 52%. Un risultato veramente deprimente!
Dal 2006, con il libro bianco dell’allora ministro Bonino del governo Prodi, che siamo al corrente di questi sprechi, ma nulla è stato mai fatto!
L’Italia è il terzo «contribuente netto» dell’Ue, finanzia il 12% del bilancio europeo (pari a 140 miliardi), ma non riesce a pareggiare i conti con quello che riceve. Altri paesi europei invece ricevono di più di quanto versano, come la Polonia ha un saldo positivo di 8 miliardi all’anno e la Spagna di 3,1 miliardi. Perfino la Grecia ci supera, incassando ogni anno 4,6 miliardi più del contributo versato.

Un’altra spesa è il MES (Meccanismo di Stabilità Europea) o Fondo Salva Stati, che prevede l’obbligo, per tutti i Paesi di versare al fondo una quota che è stabilita.

esmCome possiamo vedere dal grafico, l’Italia dovrà versare al fondo un totale di 125 miliardidi euro entro 5 anni. L’italia ne avrebbe già pagati 54 e quindi ne restano da pagare 71 miliardi entro il 2016. E abbiamo già prestato 40 miliardi alla Grecia!
Una cifra enorme che darà il colpo di grazia alla nostra precaria situazione economica.

Ma uscire dall’Euro si può?

Economisti e i politici della sinistra, amici dei poteri forti e delle multinazionali, difendono l’Euro paventando un disastro economico altissimo in caso di uscita dall’Euro.
Dall’altra i partiti di destra e i cazzari del M5S, che cavalcano le onde dei sentimenti popolari, sono tutti per un abbandono drastico dell’Euro, assicurando che non ci saranno rischi economici.

Chi ha ragione?
Eh bella domanda! Non lo so. In effetti il sistema Euro è il primo esperimento di moneta unica al mondo. Ossia una moneta che ha sostituito più monete nazionali.
Non ci sono quindi prove concrete delle ripercussioni economiche che possa avere una nazione che abbandoni il sistema monetario unico.

Vediamo di analizzare qualche avvenimento del passato.

Accordo Europeo di Cambio

Fu creato dai 9 stati membri nel 1978 per limitare le continue fluttuazioni dei tassi di cambio con la stabilizzazione delle monete europee e prevedva una “parità centrale” dell’ECU
Nel Marzo del 1979 fu stabilito lo SME (Sistema Monetario Europeo) che prevedeva la “Parità centrale” dell’ECU, dove ogni paese era obbligato a mantenere la proria valuta al + o -2,25% rispetto al valore dell’ECU.

Nel 1992 il governo italiano, retto da Amato, il 13 settembre decise di svalutare il cambio di riferimento della valuta nazionale complessivamente del 7% per poi uscire dallo SME.
Anche il governo britannico decise di uscire dallo SME seguito poi dal governo italiano.

L’uscita dallo SME ha causato un effetto economico che è stato interpretato dai puristi come un danno, mentre da altri economisti come un effetto limitato che avrebbe potuto essere magiore nello SME.
Da notare che l’inflazione dal il 1992 cala attestandosi largamente al di sotto del 5%
Una volta smaltiti gli effetti della speculazione, il PIL (reale) fu in crescita.
Il rapporto Deficit/ PIL si ridusse di 3 punti in 3 anni.
Note negative è l’aumento drastico del rapporto Debito/Pil, dovuto ad un abbassamento del PIL del 92/93 e dell’aumento della disoccupazione di 3 punti nei 3 anni successivi il ’92.

Cosa bisogna fare?

AREND_euroL’euro fino ad ora ci è costato un botto: Circa 2 miliardi e 250 milioni di euro furono prelevati ai cittadini nel 1997 e 125 miliardi pe ril fondo salva Stati, più i 55 miliardi persi per strada.

Purtroppo anche la politica agricola europea ci danneggia.
L’Euro è destinato a implodere e se la sua fine, che non tarderà, dovesse precedere ogni qualsi voglia uscita, si richieràuna catastrofe economica se non si farà nulla per prevenire le conseguenze di una sua fine.

Bisogna prendere alcuni accorgimenti finanziari ed economici per far aumentare il Pil (io penso almeno 3 anni) per mantenere una svalutazione della nuova Lira intorno al 7%.

Si deve uscire dal fondo salvastati.
Recuperare i miliardi persi con i versamenti alla UE.

Bisogna ridurre il divario economico Nord/Sud, a questo potrebbe contribuire l’incentivazione dell’ agricoltura e evitare importazione di prodotti dall’estero. Anche l’incremento del turismo sarà una risorsa.

Aumentare la produzione per creare lavoro e ridurre quindi la disoccupazione, e per questo una politica di defiscalizzazione delle imprese potrà aiutare.
Bisogna tagliare le spese di troppo della pubblica amministrazione e delle società che fanno capo allo stato, e recuperare subito i soldi versati per il fondo salva stati e il prestito alla Grecia.
Un totale di quasi 100 miliardi di Euro che potranno essere utili per aggiustamenti economici e finanziari durante i primi 3 anni della nuova moneta. Consideranto che il rapporto deficit/Pil potrà essere sforato per incentivare l’economia, i 100 miliardi potranno essere usati per incentivare la produzione industriale del Paese via crediti di stato a tassi agevoltati.

Non sarà facile farlo, soprattutto con la classe politica che abbiamo e soprattutto se un’opposizione grullina fosse al governo, li rischieremo lo sbando totale.

Ma se aspettiamo ancora l’inevitabile fine dell’Euro ci investirà tutti come uno Tzunami!

Cambiare: Insieme si può

L’Italia si ritrova in un momento di crisi profonda; economica e politica. Riflesso questo di una società ridimensionata culturalmente negli ultimi 30 anni da un sistema in cui la televisione, il calcio, l’informazione o meglio la disinformazione hanno permesso un appiattimento mentale di gran parte della società, dai più grandi ai più piccini.

Cosa interessa all’italiaImmagineno medio è di non perdere la puntata del Grande Fratello, o di andare allo stadio ad insultare un po’ chi capita sotto mano, e magari per essere un po’ più impegnati, ci si schiera a favore o contro i processi di Berlusconi.

Silvio, l’ex cavaliere, l’ex senatore, l’ex presidente del Consiglio, era diventato,  grazie al sistema messo in piedi da lui stesso, Mediaset, Pubblitalia e così via,  il simbolo di un’Italia che non aveva più voglia di impegnarsi e di rimboccarsi le maniche per crearsi una vita dignitosa.

Tanti anni fa, durante il servizio del Tg per una mega vincita del Super Enalotto, chiesero ad un uomo cosa avrebbe fatto con i 158 milioni della vincita. La risposta fu la più desolante che si potesse ascoltare, il punto di non ritorno: “Io farei come Berlusconi, tante donne e a caccia di potere”. Da qualche anno il Movimento 5 Stelle è entrato attivamente nel mondo politico e della società. Gli italiani stanno dando segnali di una voglia vera di cambiamento. Eppure Beppe Grillo, me lo ricordo bene, diceva tantissime cose interessanti nei suoi spettacoli. I detrattori adesso li chiamano comizi a pagamento, ma dagli spettacoli del genovese, ce ne uscivamo sempre un po’ meno ignoranti.

 Il nostro Beppe, da 30 anni e più, ha mostrato una svolta ecologista e di denuncia di una società e di una politica malate: “Qui sono tutti socialisti? Ma allora a chi rubano?”Immagine

La gente rideva e applaudiva, ma una volta varcato l’uscio dimenticava tutto, come se tra le porte ci fosse stato uno scanner “mind eraser” cancella memoria.

I meetup di Grillo sono “sbucati” fuori solo da 4/5 anni.  Grillo è ritornato alla carica nel momento giusto. I movimenti di sinistra legati ai vari partiti comunisti si erano sensibilmente sgretolati, e tanti giovani si sono ritrovati da un giorno all’altro senza un punto di riferimento.

Ed ecco che qualche impavido ha avuto l’idea di formare un movimento di sensibilizzazione politica e culturale intorno agli spettacoli di Grillo.

Il blog è nato, poi, per diffondere queste idee e ampliare una partecipazione che pian piano trovava sempre più gente “tagliata fuori” dalla politica tradizionale, e stufa di essere sempre al servizio del politico di partito rinchiuso nella casta.

 Anche io ho aderito al M5S, sono un convinto sostenitore. Non vengo da una cultura di sinistra, anzi ero e mi sento una persona culturalmente legata alla Destra, ma devo ammettere mi ritrovo in quasi tutto quello che il M5S dice, vanta e fa…

Internet ha dato la possibilità di esprimere le proprie idee e di diffonderle. Nel mio piccolo ho voglia di parteciparvi…