L’EURO: Come uscire da un fallimento annunciato?

Euro-vignettaHo ascoltato l’intervista del deputato e vice presidente della Camera dei 5 Stelle Luigi di Maio, e mi sono cascate le braccia. Un altro che parla do cose che non conosce, almeno studiasse prima, consultasse qualche vero economista. Invece no si deve cavalcare l’onda del NO EURO, e si può raccontare di tutto tanto il popolo italiano non capisce nulla.

Non sto a commentare le ulteriori baggianate dette da Di Maio sull’euro.

Ora detto questo uscire dall’euro è fattibile ma bisogna far eun’analisi concreta dei potenziali rischi e di come poterli evitare.

Per primo bisogna capire cosa è l’Euro e perchè sta fallendo:

Robert Mundell, un economista canadese, ha sviluppato una teoria sulle monete uniche, the OCA Theory,(Optimum Currency Areas) Teoria delle Aree valutarie ottimali che spiega come più nazioni possano adottare una moneta unica. Questo studio è valso a Mundel il premio Nobel nel 1999.

In breve la teoria Mundell dice che diverse regioni geografiche (chiamateli se volete stati) per poter adottare una moneta unica devono rispettare i seguenti criteri:

– Politica economica unica (federale)
– Sistema pensionistico unico (federale)
– Sistema fiscale unico (tasse federali)
– Sistema finanziario unico ( condivisione del debito e mercato unico dei bonds)
– Unica lingua ( per poter permettere la mobilità dei lavoratori da una regione in crisi verso un’altra più ricca.

Questi criteri sono anche i parametri che tengono legati una nazione alla moneta unica..

La regione economica ottimale che pienamente rispecchia queste regole sono gli USA!

Ma vediamo a casa nostra: Questi criteri non esistono nell’UE e vediamo perchè.
Quando si pensò all’Euro ci furono du analisi monetarie in merito: la prima fu quella fedele alla teoria di Mundell, che voleva che l’Unione europea adottasse delle politiche economiche, finanziarie e fiscali di tipo federale, in maniera da consolidare la moneta unica.

La seconda analisi, quella supportata dalle multinazionali, preferiva una costituzione della moneta unica ed in seguito degli aggiustamenti economico politici ti tipo federale.
Ossia costruiamo il palazzo e piano piano ci mettiamo le fondamenta!

Dal 1999 queste fondamenta, ossia le politiche economiche, finanziarie e fiscali di tipo federale non sono mai state neanche considerate.
Per esempio la Germania rifiuta la costituzione di un mercato unico dei titoli di stato, i famosi eurobond, per poter condividere il debito europeo a tutti gli stati.

Allora cosa ci lega alla moneta unica e alla UE?

Nel caso dell’Euro, noi abbiamo solo concesso la nostra sovranità monetaria alla BCE (Banca Centrale Europea), ossia di battere moneta, lasciandogli decidere, quanto denaro stampare e a che tasso prestarcelo.

Ma vediamo quanto ci costa questo scherzo:

L’Italia, come ogni membro UE contribuisce con l’1% del pil nazionale. Nel 2013 abbiamo versato alla UE circa 15 miliardi di euro, per poi riceverne solo 9 come incentivo per progetti che, in teoria, avrebbero dovuto aiutare la nostra economia! Ma è ancora peggiore negli anni prcedenti: rispetto al contributo versato, l’Italia ha perso 5,4 miliardi nel 2012, addirittura 7,4 nel 2011, ben 6,5 nel 2010. In dieci anni abbiamo versato alla UE 159 miliardi di euro, provenienti dalle tasse degli italiani e ne abbiamo riceviuti appena 104. Alla fine dei conti, l’Italia in 10 anni ha perso 55 miliardi.

Questo a causa della cattiva gestione politica sia a livello nazionale e regionale. I peggio è che di questi finanziamenti assegnati, l’Italia a malapena ha speso il 52%. Un risultato veramente deprimente!
Dal 2006, con il libro bianco dell’allora ministro Bonino del governo Prodi, che siamo al corrente di questi sprechi, ma nulla è stato mai fatto!
L’Italia è il terzo «contribuente netto» dell’Ue, finanzia il 12% del bilancio europeo (pari a 140 miliardi), ma non riesce a pareggiare i conti con quello che riceve. Altri paesi europei invece ricevono di più di quanto versano, come la Polonia ha un saldo positivo di 8 miliardi all’anno e la Spagna di 3,1 miliardi. Perfino la Grecia ci supera, incassando ogni anno 4,6 miliardi più del contributo versato.

Un’altra spesa è il MES (Meccanismo di Stabilità Europea) o Fondo Salva Stati, che prevede l’obbligo, per tutti i Paesi di versare al fondo una quota che è stabilita.

esmCome possiamo vedere dal grafico, l’Italia dovrà versare al fondo un totale di 125 miliardidi euro entro 5 anni. L’italia ne avrebbe già pagati 54 e quindi ne restano da pagare 71 miliardi entro il 2016. E abbiamo già prestato 40 miliardi alla Grecia!
Una cifra enorme che darà il colpo di grazia alla nostra precaria situazione economica.

Ma uscire dall’Euro si può?

Economisti e i politici della sinistra, amici dei poteri forti e delle multinazionali, difendono l’Euro paventando un disastro economico altissimo in caso di uscita dall’Euro.
Dall’altra i partiti di destra e i cazzari del M5S, che cavalcano le onde dei sentimenti popolari, sono tutti per un abbandono drastico dell’Euro, assicurando che non ci saranno rischi economici.

Chi ha ragione?
Eh bella domanda! Non lo so. In effetti il sistema Euro è il primo esperimento di moneta unica al mondo. Ossia una moneta che ha sostituito più monete nazionali.
Non ci sono quindi prove concrete delle ripercussioni economiche che possa avere una nazione che abbandoni il sistema monetario unico.

Vediamo di analizzare qualche avvenimento del passato.

Accordo Europeo di Cambio

Fu creato dai 9 stati membri nel 1978 per limitare le continue fluttuazioni dei tassi di cambio con la stabilizzazione delle monete europee e prevedva una “parità centrale” dell’ECU
Nel Marzo del 1979 fu stabilito lo SME (Sistema Monetario Europeo) che prevedeva la “Parità centrale” dell’ECU, dove ogni paese era obbligato a mantenere la proria valuta al + o -2,25% rispetto al valore dell’ECU.

Nel 1992 il governo italiano, retto da Amato, il 13 settembre decise di svalutare il cambio di riferimento della valuta nazionale complessivamente del 7% per poi uscire dallo SME.
Anche il governo britannico decise di uscire dallo SME seguito poi dal governo italiano.

L’uscita dallo SME ha causato un effetto economico che è stato interpretato dai puristi come un danno, mentre da altri economisti come un effetto limitato che avrebbe potuto essere magiore nello SME.
Da notare che l’inflazione dal il 1992 cala attestandosi largamente al di sotto del 5%
Una volta smaltiti gli effetti della speculazione, il PIL (reale) fu in crescita.
Il rapporto Deficit/ PIL si ridusse di 3 punti in 3 anni.
Note negative è l’aumento drastico del rapporto Debito/Pil, dovuto ad un abbassamento del PIL del 92/93 e dell’aumento della disoccupazione di 3 punti nei 3 anni successivi il ’92.

Cosa bisogna fare?

AREND_euroL’euro fino ad ora ci è costato un botto: Circa 2 miliardi e 250 milioni di euro furono prelevati ai cittadini nel 1997 e 125 miliardi pe ril fondo salva Stati, più i 55 miliardi persi per strada.

Purtroppo anche la politica agricola europea ci danneggia.
L’Euro è destinato a implodere e se la sua fine, che non tarderà, dovesse precedere ogni qualsi voglia uscita, si richieràuna catastrofe economica se non si farà nulla per prevenire le conseguenze di una sua fine.

Bisogna prendere alcuni accorgimenti finanziari ed economici per far aumentare il Pil (io penso almeno 3 anni) per mantenere una svalutazione della nuova Lira intorno al 7%.

Si deve uscire dal fondo salvastati.
Recuperare i miliardi persi con i versamenti alla UE.

Bisogna ridurre il divario economico Nord/Sud, a questo potrebbe contribuire l’incentivazione dell’ agricoltura e evitare importazione di prodotti dall’estero. Anche l’incremento del turismo sarà una risorsa.

Aumentare la produzione per creare lavoro e ridurre quindi la disoccupazione, e per questo una politica di defiscalizzazione delle imprese potrà aiutare.
Bisogna tagliare le spese di troppo della pubblica amministrazione e delle società che fanno capo allo stato, e recuperare subito i soldi versati per il fondo salva stati e il prestito alla Grecia.
Un totale di quasi 100 miliardi di Euro che potranno essere utili per aggiustamenti economici e finanziari durante i primi 3 anni della nuova moneta. Consideranto che il rapporto deficit/Pil potrà essere sforato per incentivare l’economia, i 100 miliardi potranno essere usati per incentivare la produzione industriale del Paese via crediti di stato a tassi agevoltati.

Non sarà facile farlo, soprattutto con la classe politica che abbiamo e soprattutto se un’opposizione grullina fosse al governo, li rischieremo lo sbando totale.

Ma se aspettiamo ancora l’inevitabile fine dell’Euro ci investirà tutti come uno Tzunami!

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Il Ministro Padoan: “Contro la crisi, ridurre i salari del 10%” (Per salvare l’Euro!)

Euro-vignettaGià nel 2012 Pier Carlo Padoan quando era ancora un economista dell’OCSE dichiarò che per uscire dalla crisi le riforme stutturali in Italia avevano giovato e che per consinuare su questa strada anti-crisi “ Ridurre gli stipendi aiuterebbe”. Le riforme strutturali adottate in Italia hanno già “confortato le prospettive di più lungo termine e devono proseguire,  una “riduzione dei salari, con lo scopo di allinearli maggiormente alla produttività, avrebbe per effetto di stimolare la competitività e di contenere l’aumento della disoccupazione”.”Riduzioni negli stipendi reali per renderli più conformi alla produttività potrebbero dare una spinta alla competitività e conterrebbero la disoccupazione.

Oggi che Pier Carlo Padoan è ministro dell’Economia del Governo guidato da Matteo Renzi, ha dichiarato di voler ridurre il salario dei lavoratori dipenti del 10%.

A questo punto Renzi & Co.mi devono spiegare come faranno a mettere 80 euro in più in busta paga e allo stesso tempo ridurla del 10%…. Renzi Mandrake!!!

Facciamo un gioco. Provate ad indovinare quale ministro delle finanze italiano ha messo in pratica queste riforme economiche per solidificare la moneta.

Il ministro in questione adottò una politica di privatizzazioni, riducendo il controllo dello stato nell’economia a favore del grande capitale di cui cercava il consenso. Queste misure avevano rilanciato l’economia, ma l’aumento delle importazioni, che erano maggiori  delle esportazioni, aveva causato un aumento dei prezzi e innescato l’inflazione.

Il ministro  ed il presidente del consiglio misero in pratica una politica di deflazione che fu possibile grazie al prestito di 100 milioni di dollari dalla banca statunitense Morgan.               Non ci fu un enorme ricorso a inasprimenti finanziari, ma il ministro puntò su una strategia economica che prevedeva la riduzione della domanda interna.

Per poter ridurre la domanda interna (ossia il potere d’acquisto del popolo) si applicò una riduzione dei salari tra il 10 ed il 20% e si mise in atto una restrizione della concessione del credito alle piccole e medie imprese.

Con la riduzione della domanda interna, il governo cercò di ridurre le importazioni. Risultato di questa politica fu che le piccole e medie industrie strozzate dalla contrazione del credito, fallirono o vennero assorbite dalle grandi. Ci fu di conseguenza una crisi dell’edilizia e una stagnazione della produzione che portò ad un aumento della disoccupazione.

Il risultato generale  dell’impatto sui cittadini italiani fu negativo  per colpa di una diminuzione del costo della vita, pari solo all’1,3%, che non compensò  la diminuzione dei salari del 10%,  colpendo soprattutto i ceti meno abbienti.

Allora avete capito chi è il ministro dell’economia in questione? Giuliano Amato? NO.

Padoa Schioppa? NO. Tremonti? No! Passera e Monti? NO!!!

Ve lo dico… Fu  Giuseppe Volpi, ministro delle Finanze dal 1925 al 1928, con presidente del Consiglio Benito Mussolini.

Queste riforme furono adottate per portare la Lira italiana alla famosa “Quota 90” sulla Sterlina britannica.

L’inflazione fece sprofondare la Lira a 155 contro la sterlina, la moneta più forte dell’epoca. Anche se gli industriali avrebbero preferito una quota verso i 120, ma le banche preferirono un cambio sui 90.

Se consideriamo oggi nel 2014,  il taglio della domanda interna messo in atto dal governo Monti con l’inasprimento delle tasse, con il taglio del credito alle piccole e medie imprese, e con ora l’idea di ridurre i salari del 10% (tra l’altro i salari italiani sono tra i più bassi d’Europa) ci ritroviamo con le stesse politiche finanziarie del Fascismo, ma sta volta è per salvare il culo all’Euro e al sistema economico elle Germania… Mi spiegate allora la differenza tra il Fascismo e la Democrazia?

Io continuo a dire che dall’Euro si deve uscire oggi, perchè domani, forse, sarà troppo tardi.

(Vignetta per gentile congession del sito ww.gr.rai.it)

Cambiare: Insieme si può

L’Italia si ritrova in un momento di crisi profonda; economica e politica. Riflesso questo di una società ridimensionata culturalmente negli ultimi 30 anni da un sistema in cui la televisione, il calcio, l’informazione o meglio la disinformazione hanno permesso un appiattimento mentale di gran parte della società, dai più grandi ai più piccini.

Cosa interessa all’italiaImmagineno medio è di non perdere la puntata del Grande Fratello, o di andare allo stadio ad insultare un po’ chi capita sotto mano, e magari per essere un po’ più impegnati, ci si schiera a favore o contro i processi di Berlusconi.

Silvio, l’ex cavaliere, l’ex senatore, l’ex presidente del Consiglio, era diventato,  grazie al sistema messo in piedi da lui stesso, Mediaset, Pubblitalia e così via,  il simbolo di un’Italia che non aveva più voglia di impegnarsi e di rimboccarsi le maniche per crearsi una vita dignitosa.

Tanti anni fa, durante il servizio del Tg per una mega vincita del Super Enalotto, chiesero ad un uomo cosa avrebbe fatto con i 158 milioni della vincita. La risposta fu la più desolante che si potesse ascoltare, il punto di non ritorno: “Io farei come Berlusconi, tante donne e a caccia di potere”. Da qualche anno il Movimento 5 Stelle è entrato attivamente nel mondo politico e della società. Gli italiani stanno dando segnali di una voglia vera di cambiamento. Eppure Beppe Grillo, me lo ricordo bene, diceva tantissime cose interessanti nei suoi spettacoli. I detrattori adesso li chiamano comizi a pagamento, ma dagli spettacoli del genovese, ce ne uscivamo sempre un po’ meno ignoranti.

 Il nostro Beppe, da 30 anni e più, ha mostrato una svolta ecologista e di denuncia di una società e di una politica malate: “Qui sono tutti socialisti? Ma allora a chi rubano?”Immagine

La gente rideva e applaudiva, ma una volta varcato l’uscio dimenticava tutto, come se tra le porte ci fosse stato uno scanner “mind eraser” cancella memoria.

I meetup di Grillo sono “sbucati” fuori solo da 4/5 anni.  Grillo è ritornato alla carica nel momento giusto. I movimenti di sinistra legati ai vari partiti comunisti si erano sensibilmente sgretolati, e tanti giovani si sono ritrovati da un giorno all’altro senza un punto di riferimento.

Ed ecco che qualche impavido ha avuto l’idea di formare un movimento di sensibilizzazione politica e culturale intorno agli spettacoli di Grillo.

Il blog è nato, poi, per diffondere queste idee e ampliare una partecipazione che pian piano trovava sempre più gente “tagliata fuori” dalla politica tradizionale, e stufa di essere sempre al servizio del politico di partito rinchiuso nella casta.

 Anche io ho aderito al M5S, sono un convinto sostenitore. Non vengo da una cultura di sinistra, anzi ero e mi sento una persona culturalmente legata alla Destra, ma devo ammettere mi ritrovo in quasi tutto quello che il M5S dice, vanta e fa…

Internet ha dato la possibilità di esprimere le proprie idee e di diffonderle. Nel mio piccolo ho voglia di parteciparvi…